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By gynepraio13 Giugno 2013In Personale

Esselunga @casa: chapeau

Per una che lavora da sempre nel marketing e passa le giornate ad analizzare prodotti, il disprezzo per la spesa al supermercato è un handicap notevole.

Quando devo comprare prodotti concorrenti o fare rilevazioni sul punto vendita, mi produco in pietose pantomime. Camminare per me è uno strazio –esibisco alluce valgo-, non ho contanti per l’acquisto -mostro portafoglio vuoto-, alla Coop sono comunisti e mangiano i bambini.

Una volta ho corrotto uno stagista: “T’insegnerò il cerca.vert, se solo andrai all’Iper al mio posto”.

Del centro commerciale detesto il carrello sempre difettoso, l’odore e la texture delle borse in MaterB, gli spot radiofonici inascoltabili, la promoter che propone l’Asiago infilzato con lo stecchino.

Non trovare i prodotti nella corsia corretta (il fruttosio nella corsia degli integratori e non in quella dello zucchero? Le mandorle nella corsia dei dolci e non nel reparto ortofrutta? DIO, PERCHÉ MI FAI QUESTO), gli out-of-stock ricorrenti, la sovraesposizione a cosmetici semisconosciuti, che fanno schifo e mi creano cocente delusione e frustrazione.

La coda, le casse, le cassiere.

Neppure percuotendomi le nocche con un palanchino d’acciaio mi convincerete che il grocery shopping non sia una perdita di tempo. Esso acquista senso solo se finalizzato a motivi particolari: ad esempio, per una cena romantica al termine della quale si presume che si faccia sesso. Oppure per un pic-nic che lascia presagire un accoppiamento selvatico sulla tovaglia quadrettata. Fine dei motivi particolari.

Per tutte le altre occasioni, c’è Esselunga a casa, che si presta alle grandi spese domestiche e di cui sono soddisfatta fruitrice da oltre 6 anni. È sufficiente registrarsi per accedere a un assortimento simile a quello di un Esselunga “medio”, costantemente aggiornato con prodotti nuovi o di stagione, promozioni e sconti.

È presente una discreta selezione di alimenti freschi biologici, sorprendentemente messi in evidenza rispetto a quelli convenzionali. I prodotti Esselunga sono collocati in una posizione privilegiata rispetto a quelli di altri brand, e a ragione, vista la buona qualità e i prezzi competitivi. Non ci sono limiti di spesa o quantità, tranne l’acqua minerale che è contingentata (perché non conviene trasportarla, ma questa è una chicca da esperti del settore alimentare).

È possibile pagare online o al fattorino stesso, ma mai in contanti; alla conclusione dell’acquisto, dovrete indicare una fascia di 2 ore all’interno della quale l’addetto si presenterà da voi. Ci sono fasce orarie più gettonate per le quali la consegna può non essere più disponibile: ergo, meglio prenotarla con 2 giorni di anticipo. Il fattorino è puntuale, e nel caso mio, pure carino.

Un punto di grande lode va al criterio con cui sono catalogati i prodotti, che è intuitivo e rivela che lo studio di category è stato fatto in modo diligente. Tutto vero, ad eccezione del salmone affumicato -immancabile nel mio carrello-  finito inspiegabilmente nella categoria “gastronomia” anzichè “pesce”. Ma sono dettagli, forse solo io ho il culto del salmone.

La nota dolente è il costo del servizio (6,90€ o 7,90€, secondo l’importo speso), per evitare il quale basta acquistare alcuni prodotti all’interno di una selezione periodicamente rinnovata (es. linea corpo Nivea, biscotti Barilla, detersivi Benckiser). Si tratta di beni di largo consumo: potete fare scorta o condividerla con madre/zia/nonna/amica. Oppure, semplicemente, pagare la consegna: la merce arriverà puntuale, sul pianerottolo, integra e suddivisa tra lunga conservazione, fresco e surgelato. Il risparmio di benzina/parcheggio/tempo/stress è comunque superiore a 7,90€.

Chapeau quindi alla coerenza dei colleghi del marketing Esselunga, per la loro efficienza e per loro fede cieca nel grigio, nel blu e nei font anni ’90. Ma anche perchè, grazie alle loro insegne a prova di cretino, sai sempre dove ti trovi.

NOTA: questo non è un post sponsorizzato.

E ORA, DOVE SONO I MIEI PUNTI FRAGOLA?????

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svgSiamo bestie ungulate

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