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By gynepraio5 Luglio 2013In PersonaleViaggi

il proverbio perduto: l’effetto Chupacabras

In periodi di grande stanca come quello che vivo, amo ancor di più i proverbi e le espressioni già pronte che mi evitano di elaborare pensieri autonomi.

I proverbi non piacciono solo a me, comunque. Ho un amico ed una amica che trascinano da anni una competizione amichevole alla ricerca dei detti piemontesi più significativi. Così, per il vostro sollazzo e con il loro aiuto ne ho fatto un piccolo florilegio. Se vi va, potete stamparli su cartoncino e attaccarli sul frigo con i magneti a forma di Mole Antonelliana. Non la trovate un’idea magnifica?

effetto chupacabras

ritagliare lungo la linea tratteggiata

Tornando a bomba, da alcuni giorni ho detto basta ai soliti chiodi fissi (mi piace di più il Roquefort o il Gorgonzola? Chi troverà per primo il mio cadavere? Starei bene mulatta?) e mi sto dedicando alla ricerca del proverbio perduto. Il proverbio deve descrivere un comune fenomeno: la tendenza, dinanzi ad un problema impattante ed evidente, a concentrarsi su un altro, minore se non addirittura inesistente.  Resta inteso che se voi sapete un’espressione idonea, fosse anche in dialetto molisano, apprezzerei che me lo diceste prima possibile, così posso ritornare in santa pace alle mie simulazioni fotografiche.

Nella spossante attesa che condividiate con me il vostro sapere, ho io stessa medesima inventato un’espressione: l’effetto Chupacabras. Tutti abbiamo sentito parlare di questo mostro, un simil-coyote con l’alopecia e il diastema, che da anni si aggira nelle campagne del Centroamerica aggredendo gli animali da cortile e disseminando il panico. Una sera, durante un viaggio in Messico, posi a un’amica una domanda molto intelligente che suonava più o meno come: “Amiga, ma nel pollaio di tuo nonno hanno mai avvistato un chupacabras? Se sì, l’avete catturato vivo e mandato alla CIA, verdad?”. Lei rise sguaiatamente di me (un affronto dolorosissimo per il mio allora 22enne ma già gonfissimo ego) e tenendomi la mano mi spiegò quanto segue: “Nel 1994 il Messico, allora governato da Carlos Salinas de Gortari, entrò in una gravissima crisi economica. Risalgono proprio a quell’anno i primi avvistamenti di Chupacabras nelle campagne: i mezzi di comunicazione, sobillati dal governo, diedero al fenomeno forte risonanza e riuscirono a fuorviare l’attenzione delle popolazioni rurali martoriate dalla crisi, e il presidente riuscì a tirare indenne fino alla fine del suo mandato”.

Col senno di poi (anche se preferirei il seno di allora), fu un’umiliazione a fin di bene: adesso che il fenomeno ha un nome non ne cadrò MAI PIU’ vittima. Non mi spaventa più, lo domino, l’ho gestito alla grande. Ho imparato la lezione, ho vinto, bravissima me.

Quindi, ricapitolando: mercoledì notte stavo investendo un cane in bici, martedì ho fatto un incidente con torto e ho distrutto l’auto, 2 settimane fa il ragazzo che amavo mi ha lasciata dopo mesi di pianti e non m’ha più chiamata facendo morire le mie piante, sul lavoro non combino un cazzo perché sto così male che peggio di così solo le dita nel tritadocumenti.

Ma mica voglio cadere vittima dell’effetto chupacabras. I problemi veri e meritevoli di attenzione sono altri, soprattutto quando sono iniziati i saldi e mi prudono le mani.

effetto chupacabras

esigo delle risposte

PS. La mia amica messicana si è sposata e ha avuto una bambina. Stanno tutti e tre bene. Pilar, se que estas leyendo. Muchas gracias por enseñarme esa historia; te lo juro, queria visitarlos en agosto pero mi novio me ha dejado asì que he planeado otro viaje. Claro, no fue mi culpa: el es muy malo, casi como un chupacabras.

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