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By gynepraio9 Dicembre 2013In Personale

Dillo con un dono: la personal shopper

Se fossi una blogger seria vi avrei fatto un bel collage Picasa con la mia personale selezione di oggetti inutili regalabili, organizzati per categoria: amiche ciclotimiche, fidanzati bipolari, padri in crisi di mezz’età. Ma siccome il mio blog è differente, vi beccate la mia prima intervista-marketta, rigorosamente non retribuita, orgogliosamente superficiale, ostentatamente stupida e solo vagamente natalizia: sono andata a prendere il tè nel soggiorno -spudoratamente fucsia- di una personal shopper.

G Come sei diventata personal shopper?
PS Dopo l’università, una esperienza da Issey Miyake a Parigi, un Master in Fashion PR, un corso da stylist, varie esperienze in uffici stampa specializzati in moda, alcune collaborazioni con agenzie milanesi di Personal Shopping sono tornata a Torino, ho aperto la mia agenzia ed ho iniziato una lunga e proficua collaborazione con una shopville di eccellenza…
G Sarà mica quella che si chiama come gli uccelli che stanno su una gamba sola?
PS Sei perspicace. Quella collaborazione continua tuttora, anche se opero anche in autonomia, fuori da quel circuito.
G Per cosa ti fai pagare?
PS Attraverso delle foto, o meglio vis-a-vis, analizzo e comprendo le caratteristiche (colori, misure, stile di vita), l’evoluzione, il budget della cliente ed il suo bisogno: oltre ad un classico refresh stagionale, possono richiedere mise da sera per un evento -magari corredata di makeup e hairstyle-, oppure una selezione di abiti per un weekend romantico (tutte storie vere). Da sola, faccio uno sopralluogo per scegliere degli outfit corredati di accessori. Alcuni giorni dopo, ripercorro le stesse boutique con la cliente e le mostro quanto selezionato. Se desidera, compra. Altrimenti, no.
G Cioè niente pressing?
PS Non ho interesse, né economico né personale, a farla spendere a tutti i costi, specialmente se non è convinta. Anche se, devo dirlo, tende a comprare.
G Perché tu ricorri a tecniche di persuasione occulte e raggiri psicologici basati sul senso di colpa e inadeguatezza. Come Enzo Miccio, diciamo.
PS Ma no, che sono dolce come uno zuccherino (fucsia, nrd). Mi piace pensare che comprino perché si fidano.
G Questo perché si renderanno conto di non avere gusto, povere gioie. Me le vedo, vestite come la Bindi.
PS Nella maggior parte dei casi, non è così. Quello che manca loro è il tempo. Sono solitamente donne che lavorano molto, fanno tante trasferte e non hanno la possibilità di battere a tappeto la città alla ricerca di un cappotto. A volte hanno uno stile un po’ obsoleto, perché per mancanza di tempo comprano sempre le stesse cose. Oppure spendono compulsivamente, spesso nelle solite insegne e grandi superfici, senza provare a spingersi un po’ più in là.
G Quindi eviti come la peste la catena di moda che si chiama come una città della Dalmazia?
PS Non come la peste. Diciamo come il raffreddore, ecco. Sicuramente prediligo negozi indipendenti, con personale più specializzato, tanti brand, poca folla, meno code: la mia prestazione dura 4 ore e devo ottimizzare il tempo a mia disposizione.
G Cosa scatta nella mente di queste donne che decidono di appoggiarsi a te?
PS Spesso la decisione di cambiare rotta nasce da un evento epocale: un nuovo lavoro, un nuovo amore, la ritrovata forma fisica dopo una dieta, la fine di un matrimonio. Cambio di vita, cambio degli armadi…
G Le care vecchie pulizie di primavera, insomma.
PS Per le grandi amanti della razionalizzazione, poi, ho una proposta speciale: il restyling del guardaroba.
G Ti presenti con i bidoncini come Carla Gozzi? Bidoncini fucsia, s’intende.
PS In verità è più complesso. La cliente estrae tutto il suo guardaroba stagionale per valutare insieme a me cosa modificare (con l’aiuto di una sarta) e cosa buttare. Stai calma: non un solo capo è mai stato ucciso ingiustamente, ma tutto viene dato in beneficenza. Con quello che resta, creo degli outfit completi per ogni occasione d’uso, li fotografo e fabbrico un vademecum. Offro loro dei suggerimenti su come disporre gli abiti per favorire gli abbinamenti e le idee. Infine, stendiamo una “needlist” dei capi mancanti che andrebbero acquistati. Possibilmente con il mio aiuto, perché business is business.
G Le prendi per mano con metodo Montessoriano, insomma. Se invece vogliono far da sè? Povere tapine, sole e raminghe alla ricerca di una gonnellina pie-de-poule…
PS Ho pensato anche a loro. Qualche mese fa è nato TorinoShoppinGlam, un portale in cui si può attraversare virtualmente la città alla ricerca di luoghi in cui trovare oggetti, servizi e marchi specifici. L’acquisto non avverrà però online, ma fisicamente, presso i negozi. Insomma, ho condiviso il lavoro di mappatura e ricerca che ho fatto nel corso degli anni e che aggiorno regolarmente, ma coinvolgendo i commercianti torinesi, che possono creare la loro vetrina virtuale, personalizzarla e aggiornarla, comunicando eventi ed iniziative speciali.
G Il restyling del guardaroba è un bel regalo, secondo te?
PS Perché no. Soprattutto da parte di un’amica, per inaugurare un cambio di vita: ad esempio un trasloco. Perché me lo chiedi?
G Sai che ho fatto un master in dietrologia del dono. Io lo interpreto così: “Amica, femmina, accumulatrice compulsiva, ti riempi la testa di nozioni, la bocca di parole, l’anima di emozioni, la dispensa di dolciumi, il guardaroba di abiti. Insomma, hai già in casa tutto quello che ti serve, si tratta solo di farlo funzionare al meglio. Questo Natale, dedichiamoci ai vestiti. A tutto il resto, ci pensiamo nel 2014.”

personal shopper

Carrie Bradshaw chi?

 

 

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