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By gynepraio1 Settembre 2014In Personale

Inetta del Twitter

Quando apri un blog, e ci scrivi, e sei felice di aver scritto, poi desideri che qualcuno ti legga, e ti dica cosa ne pensa: altrimenti ti compreresti un quaderno Mead. Forse se un blog lo aprivi nel 2003, per qualche strana alchimia ti leggeva tantissima gente. Ma se quel blog lo apri nel 2013, affinché qualcuno venga a sapere della sua esistenza, devi supportarlo tramite i Social Network. Perché no, purtroppo nessuno va su Google, scrive “Blog ragazza bionda simpatica” e finisce sul tuo dominio.

Io, per fortuna o per malasorte, faccio la Marketing Manager e lavoro in un ufficio. Non sto legata mani&polsi alla scrivania 75 ore a settimana, ma nemmeno 20. Utilizzo moltissimo il web, ma non sono costantemente online: a volte sono in riunione, a volte in trasferta, a volte vengo fagocitata da un foglio Excel e ci sto 5 ore consecutive.

Ho aperto solo una pagina Facebook (sulla quale siete caldamente invitati ad apporre un like) per condividere i contenuti del blog, ma continuo ad utilizzare i miei account Instagram, LinkedIn, Pinterest e Twitter personali* e pre-esistenti. La verità è che gestire la propria presenza online è impegnativo: avere account distinti, anche se tecnicamente più corretto, avrebbe richiesto troppo tempo. Oltretutto, non ho problemi ad ammettere i miei limiti: non sono un Social Media Manager. Pensate, ancora nutro questa convinzione demodè secondo la quale c’è un modo ideale per fare le cose, che è figlio in egual misura della preparazione accademica e dell’esperienza, e siccome non possiedo nessuna delle due preferisco lasciar perdere, cercare di scrivere post decenti e nel frattempo aspettare che RCS mi faccia diventare la nuova Susanna Agnelli (vi assicuro che quando dietro a un blog o a un business c’è la mano di un bravo Social Media Manager la differenza si vede, eccome. Nonostante ciò, c’è chi la chiama Scienze delle Merendine).

Il mio più grosso rimpianto è essere una totale inetta del Twitter. Secondo molteplici ricerche, gli utenti Twitter hanno un livello culturale più alto degli utenti di Facebook, sono più ironici e articolati. Tra di essi ci sono lavoratori d’intelletto, fruitori di quotidiani, webzine, blog tematici e personali. Solo una minima parte degli iscritti a Twitter realmente twitta (generare interesse in 140 caratteri è meno facile di quanto sembri, infatti c’è chi proprio non ci riesce); la maggior parte si limita a leggere, lurkare, e se è molto proattivo, a retwittare. Teoricamente, Twitter sta ai blogger come Gallipoli agli adolescenti in fregola. Il Paradiso Terrestre.

Il problema è che vado su Twitter e mi sento malissimo. Non seguo giornalisti, perché la maggior parte di essi è una purga. Non seguo celebrities, perché gli account istituzionali sono noiosi. Seguo soprattutto privati cittadini, spesso blogger, ma non necessariamente. Ma twitto pochissimo. Ve l’ho detto, sono una inetta del Twitter.

Il mio primo limite è culturale. Io sono torinese, e noi cittadini sabaudi non ci infiliamo in discorsi che non ci riguardano: non lo facciamo sul tram, figurati su Twitter. Quindi mi costa uno sforzo enorme dire la mia, specialmente se è un’opinione non richiesta. Il peggio si verifica quando -dopo tutta ‘sta fatica emotiva per superare la mia reticenza- mi inserisco in una conversazione e alcuni, i più altezzosi, NON MI CAGANO. Mi sento come quando portavo a mio padre un suo ritratto e lui mi diceva “Ha-ha” e lo metteva sulla pila degli altri 87 ritratti che gli avevo fatto nei 15 giorni precedenti.

Oltre a essere torinese, ho anche avuto una educazione tradizionale: quindi evito di esprimermi negativamente e gratuitamente, a meno che non sia strettamente necessario. Tipo, non mi sognerei mai di puntualizzare i refusi o di commentare una foto dicendo “sei grassa” (tutte cose che questi miei occhi hanno letto veramente). Ma il vero limite è che sono una cagasotto: mi prendo tantissima paura quando vedo certe reazioni dinanzi a commenti di sconosciuti. Senza arrivare ai vertici di maleducazione e povertà morale di Christian Rocca (leggetevi questo articolo, se volete), ho terrore di essere etichettata come un troll, una invidiosa, una moralista, un cesso, una sfigata, un’accollo (again, tutte cose che questi miei occhi hanno letto veramente). Ho sicuramente un problema di ipersensibilità, ma se uno degli aggressivi del Twitter mi saltasse alla gola, io ci resterei male.

Ma Twitter è anche pieno di soggetti desolanti. A parte i poeti, che meriterebbero un post a loro dedicato, ci sono i saggi, la cui vita giornata è votata a scrivere massime esistenziali. Sono la prima a riconoscere il limite dei 140 caratteri, ma sono concetti di una ovvietà disarmante su temi ipermasticati come amore/amicizia/autostima/la felicità, ma di un livello talmente basso che se nel corso di una cena facessi un’uscita così banale le mie amiche mi incatenerebbero all’addiaccio sul balcone mentre loro mangiano il dessert e si bevono il bicchiere della staffa senza di me.

inetta del twitte

Ora non per dire, ma questo soggetto ha 25.000 followers (=gli abitanti di Fidenza, di Fossano o di Portogruaro)

Ma i peggiori sono i brillanti del Twitter, equamente divisi tra cinici e battutisti. I cinici sono specializzati nell’ironizzare sulla propria malasorte sentimentale o sul degrado dei costumi di donne/uomini del XXI secolo. Io non sono solita interrogarmi sulle abitudini sessuali altrui, ma vorrei fargli patpat sulla spalla: sembra che non scopi nessuno dal 2008. Per il solito problema di ipersensibilità, mi sento in colpa perché io, una stronza qualunque senza followers, invero scopo come un riccio. Quindi smetto di seguirli.

I battutisti invece si producono -quando va bene- in freddure/giochi di parole e -quando va male- barzellette. Io, nota al mondo per la mia buffonaggine**, sono spiazzata da tutto questo virtuosismo comico. Me li immagino a casa, felici della loro arguzia (“Cado nell’errore più penoso che un clown possa fare: rido delle mie stesse trovate” Heinrich Boll, “Le opinioni di un clown”), a bersi da soli un bicchiere di Chinotto sgasato. Ça va sans dire: mi intenerisco e mi sento tristissima per loro. Quindi smetto di seguirli.

Insomma, tolti giornalisti, celebrities, altezzosi, aggressivi, poeti, saggi, cinici, battutisti, su Twitter ci rimangono giusto i fake e una manciata di persone. Che hanno cose da dire, possibilmente non sempre le stesse, e le dicono come probabilmente le direbbero se le incontrassi al bar. Quelle continuo a seguirle.

*Utilizzare gli account personali mi ha aiutato a non perdermi troppo di vista. Una mia paura, quando ho aperto un blog, era che il personaggio si mangiasse la persona. Che il web diventasse un luogo in cui dare libero sfogo a quello che di persona non potevo dire o che non potevo sottoscrivere, firmandolo con nome e cognome. Alcune volte, lo ammetto, ho espresso dei pensieri che non potevo dire, o non potevo dire alla persona giusta, perché non c’era, o perché i tempi non erano maturi. Ma poi tranquilli che gliele ho dette tutte, quelle cose, più tante altre che qua dentro non scriverò mai.

svgpiacere alla suocera è facile se sai come farlo
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svgcorsa #1: perché hai iniziato a correre?

17 Comments

  • libera.mente

    Settembre 1, 2014 at 7:42 am

    su twitter non oso affacciarmi, ma le tue osservazioni mi paiono verosimili, questa tua scrittura ironica mi alleggerirà la giornata di tuoni e lampi, merci!

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  • marghe

    Settembre 1, 2014 at 7:45 am

    idem, twitter non me lo filo di striscio,
    comunque sappi che hai lettrici che ti apprezzano ma son quasi sempre troppo pigre per commentare!

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    • gynepraio

      Settembre 1, 2014 at 8:00 am

      Grazie mille per la fedeltà!
      PS In realtà Twitter è divertente. Penso di essere io a non averlo capito.

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  • marghe

    Settembre 1, 2014 at 8:05 am

    forse neanche io, ma perdo già davvero troppo tempo dietro ai social in ufficio (ehm ehm)

    ah, aspetto la recensione sul clarisonic! 🙂

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    • gynepraio

      Settembre 1, 2014 at 8:23 am

      Io che scrivo un post beauty, praticamente Marisa Laurito che scrive di dieta. Comunque, devo primausarla assiduamente per 1 settimana per assicurarmi che gli eventuali rossori siano dovuti al cambio di abitudine e non ad una mia incompatibilità con l’apparecchio. Ti faccio sapere!

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  • massimobettini

    Settembre 1, 2014 at 10:20 am

    mi hai fatto venire voglia di farmi twitter, devo solo capire come posizionarmi… ma poi tu mi segui?

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    • gynepraio

      Settembre 1, 2014 at 10:26 am

      Certo, ti seguo volentieri ma non intervengo che non son capace

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  • Romolo

    Settembre 1, 2014 at 11:59 am

    Anch’io non lo sopporto Twitter e per ragioni analoghe alle tue (anche se tu lo hai spiegato meglio di come avrei fatto io). FB lo trovo molto più articolato e divertente. E poi, soprattutto, già è complicato scrivere e leggere e mettere cose che riguardino persone più o meno conosciute…Twitter mi sembra esasperi quell’ostentazione di sé che è ovviamente (e direi anche largamente) presente su FB.
    Ma magari siamo noi che non capiamo nulla!

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    • gynepraio

      Settembre 1, 2014 at 12:02 pm

      Devo contraddirti: trovo che spesso anche Facebook sia un covo di mentecatti. Ma almeno lì so fino a che punto posso spingermi!

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  • ottoinchiostro.it

    Settembre 4, 2014 at 11:12 am

    Massimissima stima! Condivido appieno. E poi hai citato uno dei miei libri preferiti di sempre:)

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  • miss_sneezy

    Settembre 9, 2014 at 9:49 am

    Ho letto tutto annuendo vigorosamente davanti allo schermo, e arrivata alla parte del riccio sono caduta dalla sedia.
    Molta stima!

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    • gynepraio

      Settembre 9, 2014 at 10:08 am

      Sbandierare la propria iperattività sessuale non è chic, ma tant’è.
      PS Se avessi scritto su Twitter “SCOPO COME UN RICCIO” ci sarebbe stata una sollevazione popolare.

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  • luisa

    Settembre 10, 2014 at 8:40 am

    Io arrivo sempre dopo, tardi, per ultima a scoprire le cose belle.
    Ho letto tutto e non posso far altro che sottoscrivere anche punti e virgole. Propongo di creare un social per noi piemontesi chissà cosa viene fuori!!
    nuova follower Luisa

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    • gynepraio

      Settembre 10, 2014 at 9:11 am

      Ne verrebbe fuori un social in cui ci si dice solo “Scusi” e “Buongiorno neh”. Sono contenta ti sia piaciuto il post, a presto!

      svgRispondi

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