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By gynepraio9 Settembre 2014In I più lettiPersonale

cosa voleva dire guccini con vedi cara

C’è questa abitudine, tristemente maschile, di immaginare che la distanza che separa una persona in grado di amare da una incapace sia puramente intellettuale. Come a dire, tu sai amare perché sei un animo semplice mentre io ti amo alla speraindio perché la mia intelligenza mi condanna a ciò. La mia anima è troppo tormentata perché io possa abbandonarmi a cose come la tenerezza, la progettualità oppure, udite udite, le questioni pratiche. Son troppo impegnato a farmi domande, quindi vedi di non scassare il cazzo. Un esempio molto calzante, secondo me, è Vedi Cara di Francesco Guccini, una canzone apparentemente d’amore che ho cantato a squarciagola ad almeno 5 concerti tenutosi all’allora Palastampa. Ma in cui, anni dopo, ho trovato un inno al narcisismo maschile, cioè ad uno dei veri grandi mali del nostro tempo.

Lui è un artista bohémien, irrisolto, complesso, incredibilmente misterioso e pertanto irrimediabilmente incompreso. Lei, che chiameremo Cara, non capisce quando cerca in una sera un mistero e l’atmosfera, quando ride senza muovere il viso, quando piange senza un grido, quando vorrebbe urlare. In fin dei conti, lei è un cuor contento: è molto ma non è abbastanza, è tutto ma quel tutto è ancora poco, è paga del suo gioco, ha già quel che vuole mentre lui ancora vaga ramingo alla ricerca del vero senso. Insomma, Cara, vedi un po’ di comprenderlo mentre lui fugge dietro al suo sogno, ma se non hai capito già, tendenzialmente non capirai mai.

Mi immagino lui è chiuso a chiave nello studio a leggere Baudelaire, tenendosi il capo tra le mani e sentendosi un Albatros che sbatacchia le ampie ali e cerca invano di volare. Ad un certo punto, si accende una sigaretta e lei lo rimprovera: “Francy, ti prego, puoi non fumare in casa che ristagna l’odore?” e lui “Cara senti, c’ho una crisi dentro che sta urlando per uscire, lasciami fumare”. Lei si ricorda rapidamente che oggi è stata 8 ore in ufficio, ha accompagnato il padre vedovo alla visita proctologica, ha fatto la spesa e ha sgambettato fino a casa con le tigelle calde di forno e un etto di crudo stagionato, ha pulito casa, raccolto le cicche dai posacenere e bagnato le piante. A quel punto vorrebbe ammazzarlo, quel buono a nulla depresso che se ne sta nell’altra stanza a stabaccare come se non ci fosse un domani. Invece incassa e si sente pure un po’ scema, a insistere per cercare di addomesticare quell’uomo tutto genio e creatività.

Intanto pensa che doveva mettersi con un meccanico di Granarolo, amico di suo cugino Mattia, che le faceva la corte ed era pazzo di lei, con le mani fatte a badile e una corposa parlata della bassa Padana. Che il diavolo mi si porti, che mi sono innamorata di ‘sto menestrello di provincia e mi son fatta convincere a trasferirmi a Bologna con lui in una topaia di mansarda che non c’abbiamo manco un balcone per fumare.

Ma gli anni passano e Cara, che non saprà scrivere in endecasillabi ma ha risorse ed inventiva da vendere, cerca altrove qualche conforto e coltiva la sua spiritualità come può. S’iscrive a yoga, inizia a frequentare un’erboristeria dove le prescrivono tantissimo Rescue Remedy.

vedi cara

Rescue remedy

Va pure dall’analista, lei, che poverina vorrebbe solo un uomo normodotato possibilmente non dissociato né sociopatico, e una casa col balcone per non dover fumare dentro. In tutto questo susseguirsi di psicoterapia, fiori di Bach e Surya Namaskara, muore il papà di Cara. Le ultime parole dell’unico uomo che abbia mai veramente stimato, sono tutte per lei: Cara, molla quel perditempo strimpellone e trovatene uno che sappia cambiarti una gomma se bucate sulla provinciale. 

Quando inizia la liaison col famoso meccanico amico di suo cugino Mattia di Granarolo -incontrato al funerale e riconosciuto a fatica, visto che nel frattempo si è stempiato, allargato, incurvato, corrugato- Cara scopre un mondo fatto di passeggiate, di complimenti, di portiere aperte. Una sera si beve alla goccia un cordiale, va da Francy e gli dice che è finita. A quel punto il nostro perde la testa. E scrive Quattro Stracci.

Il cui senso è: Cara, tu, osi lasciare me? Tu? Razza di sempliciotta, adesso solo perché il sabato mattina all’alba vai a far meditazione a Lido di Classe, pensi di essere arrivata? Chi te le ha messe in testa queste idee malsane: lo psicologo? L’omeopata? Ah, ma vedrai se quando starai tra le callosissime mani di quell’artigiano di provincia -tutto tuo padre, tra l’altro- non rimpiangerai le mie ditine da chitarrista, con la sigaretta da una parte e la penna dall’altra. Cara, io te lo dico, quello ti si vorrà trombare solo il mercoledì delle Ceneri degli anni dispari dalle 9 alle 10, mentre con me tiravi tardi con le fantasie, i sogni, i giochetti erotici e tutto il resto.

Ah, Cara, ma io lo sapevo già. Del resto, non hai mai capito e non capirai mai nulla.

svgcorsa #1: perché hai iniziato a correre?
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svgcorsa #2: come hai fatto a correre?

34 Comments

  • LauraS

    Settembre 9, 2014 at 7:30 am

    Ri-complimenti sentiti per questa analisi puntuale e disarmante allo stesso tempo. E per la scelta assai divertente delle location. Vedi Cara la ascoltai fino all’esaurimento quando avevo più o meno 18 anni, provando sempre quel brividino alla schiena sul finale quello del “fortuna che c’è qualcuno che non solo prova le mie stesse cose ma pure ci ha scritto su una bella canzone/non sono sola al mondo/c’è speranza un po’ per tutti”. Inutile dire che stavo meditando di lasciare l’allora mio ragazzo che non apprezzava Bene di De Gregori (altra canzone di cui ti consiglio vivamente l’analisi) e mi costringeva a vedere Il signore degli anelli – ma soprattutto io avevo trovato uno che mi piaceva di più (quest’ultimo ovviamente depresso, con lo sguardo perennemente perso
    nel vuoto e sicuramente pieno di cose da dire e lotte interiori – i miei ragazzi preferiti per i sei anni successivi). Guccini scrisse quella canzone quando sicuramente era giovanissimo e probabilmente stava vivendo il mio stesso scorno in relazioni apparentemente poco soddisfacenti ma soprattutto non abbastanza autoreferenziali per lui, quindi la tua ricostruzione è perfetta. Per non parlare dell’abbinata a Quattro stracci azzeccatissima. Saluti

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    • gynepraio

      Settembre 9, 2014 at 8:47 am

      Di tutta quella canzone, Laura, salvo solo un verso, il più paraculo ma sicuramente il più commovente: QUESTO TEMPO DURA ANCORA.
      E adesso forza, filiamo tutte di là a commuoverci per l’adolescente scema che eravamo.

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  • marghe

    Settembre 9, 2014 at 8:26 am

    i ragazzi così mi fanno tanta voglia di prenderli a pugni, davvero…

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  • esse.

    Settembre 9, 2014 at 8:27 am

    si anche un pò con quell’aria di sufficienza, tipo na vabbè, ma che te lo dico a fare tanto sei una minus – leggasi sempliciotta.

    gyne, ma quanto sei fica.

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    • gynepraio

      Settembre 9, 2014 at 8:49 am

      Vedi sempliciotta, però, dava problemi di metrica. Anzi di métrica.

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  • incorporella

    Settembre 10, 2014 at 7:11 am

    A me già uno che mi chiama Cara mi fa venire voglia di picchiarlo fortissimo.

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  • R.

    Settembre 10, 2014 at 11:14 am

    Sicuramente un’interpretazione provocatoria la tua (che colpisce bene il bersaglio come vedi), ma dimentichi il lato nascosto della storia, quello non abbastanza poetico per essere raccontato…e inevitabilmente meno accattivante. Vado a spiegarmi:
    Indubbiamente il “narcisismo” di Francé è palesemente chiaro, quello che tralasci è che quel sano narcisismo è l’unica arma che quell’uomo ha per affermare se stesso e quindi per tenere stretto a se la sua tanto amata “cara” (perché in fondo chi disprezza compra)…ti spiego meglio…
    la storia non racconta di quel vecchio amico di “cara” che non è nè un artista nè un meccanico, è semplicemente un uomo segretamente innamorato! Quell’amico tanto gentile che ha sprecato ore a corteggiarla e a farle capire quanto lui fosse lì ad aspettarla…ma purtroppo lui non era abbastanza “sporco” per essere un meccanico TUTTA SOSTANZA e nemmeno così narciso da assomigliare ad un ARTISTA.
    A questo punto la nostra “cara” che RIDE IN FACCIA A Ciò CHE CERCA E CHE NON AVRà MAI” decide di fare orecchie da mercante e si innamora del tenebroso musico tutto nicotina è inchiostro, e per non essere da meno si dedica alle sue pozioni, a yoga erbe psiche e omeopatia…ma niente! ad un certo punto lo slancio finisce e lei scopre che il tenebroso artista è veramente TROPPO tenebroso!
    Dal momento che “cara” continua a RIDERE in faccia a ciò che cerca e che mai avrà, in balia di scariche ormonali ottiene un’illuminazione…sarà dunque lo SPORCO meccanico TUTTA SOSTANZA a darmi finalmente quello che cerco.
    A questo punto la tua storia finisce, ma io direi che il vero finale rimane quell’altalena di passione causata dalla visione superficiale che “cara” ha della vita e dell’amore.
    Allora concediamo un piccolo sfogo a chi come il Guccio (che sia ARTISTA o MECCANICO o semplicemente UOMO) si è sentito di passaggio tra quei dondolii ormonali che caratterizzano la vita e le decisioni bislacche di un’ipotetica “cara”!
    Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale…

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    • gynepraio

      Settembre 10, 2014 at 12:25 pm

      La Cara -evolutasi in 4 Stracci- sarà anche l’archetipo della ragazza che non sa scegliere, ma l’autore -20 anni e 10 album dopo- rimane l’uomo che nasconde dietro patine di intelletto la sua incapacità di amare. Non mi convinci.

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      • Davide

        Agosto 26, 2016 at 10:33 am

        Se posso dire la mia Vedi Cara ed Eskimo sono dedicate alla moglie Roberta, quella sul retrocopertina di Radici.
        FareWell e Quattro stracci alla compagna Angela, madre di Teresa tra l’altro. Quindi la povera Cara delle risate trattenute e degli amori nelle stanze gelide non si è beccata la cannonata di vent’anni dopo 😀

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        • gynepraio

          Agosto 26, 2016 at 4:10 pm

          Dobbiamo fare qualcosa per frenare questa mia propensione a romanzare tutto…

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      • Maria

        Aprile 9, 2020 at 2:41 pm

        Completamente d’accordo con te. Mio uomo ha messo poco tempo fa sta canzone sul fb dopo silenzio punitivo di 5 giorni. (Messo sicuramente per me). La sua diagnosi? Personalità complessa :border tratti narcisista. 6 anni ho sentito che non so amare e non lo capisco. E perché? Perché per loro sempre poco. Quindi chi non è capace di amare è solo lui. Grazie del analisi del testo, mi hai strappato il sorriso perché non passo belli momenti. E perché ora io che devo fare psicoterapia. Quindi io mi ne frego del loro fantasmi della mente e se non sanno esprimersi – imparano e che loro che devono andare a curarsi per non rovinare la vita al prossimo. Io ho fatto tutto possibile e sempre era poco. Restano sempre insaziabili

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  • beppe lcg

    Marzo 16, 2016 at 2:58 pm

    ci vuole scienza, ci vuol costanza, ad invecchiare senza maturità, forse questa è la vera motivazione che non ha niente a che vedere con la capacità di amare,molte “care” lo sanno sia che restino o che vadano

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  • Giovanni Sodano

    Marzo 1, 2017 at 8:14 pm

    Sei bravissima, mi hai fatto morire dalle risate! 😀
    Complimenti non sono ironico, la canzone l’ho scoperta da poco, ha dei giri di chitarra favolosi, rievoca atmosfere d’altri tempi ma la tua analisi dal punto di vista femminile ci sta tutta.
    Come pure ci sta che Guccini nella sua vita ha fatto quello che gli pare, re di libertà e anarchia, ha vissuto come voleva, ha avuto tutte le donne che voleva (“Eskimo” ne è un’altra ad es.) e che in un certo momento della sua vita alla ricerca d’ispirazione e accompagnato da una donna -vogliamo dire più semplice??- ha scritto “Vedi cara”. Ti do’ un’ altra chiave di lettura.Saluti, Giovanni

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  • Simone

    Marzo 3, 2017 at 4:34 pm

    Io ho sempre dato un’interpretazione diversa a questa canzone. Lui è un uomo ancora alla ricerca del suo io, di quello vero. Ed è incapace di spiegare il suo malessere poiché ancora non riesce a spiegarlo a se stesso, o ad ammetterlo, ad accettarlo. E allora certe crisi, gli allontanamenti e i ritorni. Nel mezzo tra il non riuscire a staccarsi da quello che era e quello che, con fatica, si accorge di diventare “cambiando un po’ ogni giorno e scoprendosi differente”. Anche la frase ‘è difficile capire se non hai capito già” credo non sia riferita a lei ma a lui, a se stesso. Non ci vedo narcisismo in questo testo ma piuttosto tanta paura e forse, un po’ di egoismo. Mia personalissima interpretazione.

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    • gynepraio

      Marzo 5, 2017 at 2:56 pm

      E’ una interpretazione molto maschile, che infatti mancava! A presto

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      • Pierre

        Gennaio 16, 2018 at 3:12 am

        Un analisi niente male, solo non mi spiego tutto questo sessismo nell’interpretazione maschile, stavo con una ragazza che aveva più o meno gli stessi squilibri emotivi che Guccini espone nel brano, mi ripeteva sempre che non potevo capire che non c’era molto da spiegare, ed era difficile e poi quando quando mi spremevo la testa per andarle in contro e cercare di capire per aiutarla e cercare di risolvere la sua inquietudine mi accusava di essere troppo “rigido” e “razionale” che lei era uno spirito sensibile, emotivo e libero mentre io ero più semplice e pratico, come se mai sarei riuscito a comunicare con lei. Mi ha fatto pená troppo e sinceramente vedo la cosa dal tuo stesso punto di vista. Alla fine uomo o donna che sia se sei disagiato/a sei disagiato/a.

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        • gynepraio

          Gennaio 18, 2018 at 3:51 pm

          Sono d’accordo con te Pierre. Se sei un poveretto, poco conta il genere!

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    • Rita

      Ottobre 3, 2017 at 8:36 pm

      Sono d’accordo! Questa canzone, esprime uno stato d’animo che potrebbe benissimo essere anche quello di una donna,all’interno della coppia. Capita ,a volte di allontanarsi,con la fantasia ma…..fugge il sogno ….io resto qua!

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    • Maria

      Aprile 9, 2020 at 2:43 pm

      Lui è un borderline o narcisista. Punto.

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  • Teresa

    Luglio 31, 2017 at 12:31 pm

    Grazie! Leggendoti, per la prima volta ho riso pensando a questa canzone. Era la fine degli anni ’70 e il mio primo grande amore era proprio come il tipo che hai così sapientemente sbeffeggiato, un giovane Werther de’noantri. Mi sentivo sempre un po’ cretina e mi accontentato di essere tutto ma non abbastanza. Poi ha incontrato una donna in carriera che lo mandava al supermercato. Vendicata per procura.

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    • gynepraio

      Agosto 2, 2017 at 11:56 am

      Queste sono le storie a lieto fine che mi piace sentire, ahahahahah!

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      • silviag

        Agosto 8, 2017 at 9:00 am

        E’ una canzone anni settanta.Ed è la storia di uno scazzo. E’ scontato che folle di maschilisti che non si scomodano di spiegare alla morosa un accidente neanche sugli orari del bus si assiepano regolarmente in corso e che nessuno sta lì se non il guccio a farsi la menata dell’autocoscié. Prima roba. Seconda roba, è l’emergere di una linea un po’ più razionalista del cuore matto da llegà e delle rose rosse nnò. Ohé, mi fai sempre menate per quella che hai visto di sguincio dal panettiere ieri? Calma e gesso: qui ci va un ragionamento, che, lo sappiamo, non può essere mai un vero ragionamento perché nessuno è imparziale etc etc però sono trascinato in questo casino del 68 implicito, anche comprare il formaggio è diventato problematico, ciò un conto in rosso (notare il colore…) col droghiere ancora adesso – non ti sto a dire perché ma non sono un ladro – e neanche troppo un porco affamato di donne, sono uno che apprezza situazioni poetiche e che cita un po’ Sartre, non solo per fare il gallo ma perché mi pare intelligente. Soluzione:
        Tiriamo avanti un po’ in altra maniera, e bona lé. Oppure, certo, finiamo a farci fare un paltò così dalle tue amiche del collettivo – e finalmente avrai
        modo di frequentare i salottini col Capodimonte, che, a quanto pare, restano i tuoi riferimenti d’elezione. A n’imposs pioe, per dirla in breve.

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  • francesca

    Maggio 4, 2018 at 11:29 pm

    Complimenti per l’analisi…Guccini avrà scritto anche belle canzoni, ma certe idee di fondo sui sogni sono davvero piccine. Non è la spocchia di un intellettuale a dire la grandezza di un sogno. La gente può anche sognare cose semplici e banali e forse essere più profonda nel farlo rispetto a chi non sa bene chi è ma in fondo si sceglie un ruolo ben definito

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  • valentina

    Agosto 7, 2018 at 12:59 pm

    oddio che ridere! geniale!

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  • giuseppe rinaldi

    Settembre 9, 2018 at 12:10 pm

    Vedi Cara,
    Guccini è un intellettuale narcisista come tutti gli intellettuali, come tale si descrive senza veli o pudore, (non mi basti ho bisogno di sognare), e rimprovera alla compagna di non averlo capito ancora. Vuole semplicemente essere accettato per quello che è, appunto, quello che hai descritto.

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    • gynepraio

      Settembre 18, 2018 at 11:40 am

      aahhaha anche i narcisisti meritano accettazione!

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  • Francesca

    Giugno 27, 2019 at 2:01 pm

    Divertente l’associazione tra le due canzoni, anche il tono scanzonato, però:
    – non vivevano in una topaia
    -lui non si chiudeva in camera, lei sì invece (avresti potuto piuttosto puntare al suo tirar tardi fino alle 4 del mattino ogni giorno)
    -ma soprattutto questo Ginepraio chissà perché mi ricorda tanto una scopiazzatura di “UN FORMICAIO DI COSE ANDTE”

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    • gynepraio

      Giugno 27, 2019 at 3:38 pm

      Non ho mai scopiazzato neppure una versione al liceo, figuriamoci il dominio del mio blog.

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