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By gynepraio22 Febbraio 2016In Personale

devo molto a quelli che non amo

“Devo molto a quelli che non amo”: la prima volta che lessi questa poesia mi fermai alla sconcertante verità del titolo, e quindi non capii nulla. Wislawa Szymborska in realtà intendeva dire che le persone nei confronti delle quali nutre un sentimento tiepido e di pura cortesia le permettono di essere equilibrata e guardare alla vita con obiettività, senza il trasporto emotivo di quando si è innamorati. La cosa ha senso, no? Anche perché se provassimo per tutti un vero coinvolgimento amoroso saremmo già morti di ansia e crepacuore. Io vi consiglio di leggerla integralmente, con meno superficialità di come feci io la prima volta. Siccome io la lessi in un momento in cui ero profondamente polemica, la interpretai nel modo che all’epoca mi si adattava meglio: io devo molto a quelli che non amo odio. Infatti, con le persone che detesto ho un grandissimo debito: esse mi hanno mostrato esattamente come non voglio essere e dove non voglio andare a finire. L’occasione mi è quindi gradita per stilare la top three delle donne che ho detestato di più in vita mia.

DEVO MOLTO A QUELLI CHE NON AMO – GATTAMORTA CI COVA

Questa è una mia compagna del ginnasio. Che era carina, ma una gattaccia morta di quelle vezzose, sbatticiglia, provolone, profumiere, simulatrici, attrici scafate. Per dire, teneva nella Smemo -su cui segnava i compiti, non il diario segreto!- una foto di lei in topless in Sardegna (era il 1997/1998: a 16 anni stare in topless per quanto mi riguarda è fantascienza, figuriamoci farsi immortalare, e portare pure il rullino a sviluppare dal fotografo di Volpiano che mi fece il servizio della comunione, ma stiamo scherzando?) e di tanto in tanto faceva in modo che cadesse dal diario e che qualcuno (un maschio, chiaramente) la raccogliesse. Allora le saliva un rossore virginale, diceva “ridammela, dai!” e simulava imbarazzo ricollocandola al suo posto. Era una seminatrice di zizzania, riportatrice professionale di parole altrui, opportunamente vestite e travisate. In aggiunta a questo, era solita circondarsi solo di ragazze molto deboli per soddisfare il suo bisogno di leadership facile, e anche per soddisfare il bisogno altrui di avere un seviziatore, credo (una specie di sindrome di Stoccolma high-school edition). A me, nella fattispecie, non aveva mai fatto niente, perché le piacevo così poco che non voleva nemmeno provare a interagire: ho avuto quindi la fortuna di mantenermi lontana da lei, non avere personali coinvolgimenti e poter osservare in tutta calma il suo folle dispiegamento di crudeltà. A onor di cronaca, il karma si è recentemente rivoltato contro di lei e la sua famiglia in un modo bruttissimo, e questo mi dispiace molto.

DEVO MOLTO A QUELLI CHE NON AMO – SUE ELLEN DE NOARTI

Questa invece è una amica di una amica che si distingue per una importante caratteristica: ha tantissimi soldi. Non mi sentirete mai dire che povery è bello perché non lo penso affatto, anzi penso che la ricchezza ti permetta di vivere più sereno, di far vivere più sereni i tuoi famigliari e amici, di aiutare chi ne ha bisogno, di spogliarti delle tristi ansie quotidiane per dedicarti alle cose belle. Quindi, la mia prima reazione quando conobbi questa ragazza fu invidia allo stato puro: beata lei, che è ricca di famiglia. Quando poi capii che era una zarra cessa arricchita volgare, mi sono concessa il lusso di litigarci apertamente (colpo di testa che ho pagato carissimo: sono stata infatti l’unica esclusa dal suo matrimonio, che persone attendibili mi hanno detto essere spettacolare, nel senso trash e neomelodico del termine). Questa ragazza, in combutta con i propri genitori che sono zarri cessi arricchiti volgari come lei, ricatta il -pluricornuto- marito dicendogli che senza i suoi soldi non sarebbe arrivato da nessuna parte, e lo minaccia regolarmente di rovinarlo. Cose che nemmeno Sue Ellen e Jr di Dallas ai tempi d’oro.devo molto a quelli che non amo

Ma la cosa che più mi infastidisce, più della volgarità e dell’ostentazione, è che gli arricchiti non sanno nemmeno goderseli, ‘sti soldi. Potrebbero andare alle Galapagos in alta stagione e invece vanno negli all-inclusive di Sharm-el-Sheikh, si comprano case stratosferiche e non ci fanno mai uno straccio di festa figa, hanno il budget per rifarsi il guardaroba ogni 3 mesi e invece gli sta tutto di merda perché sono brutti, potrebbero pasteggiare con caviale, carpaccio di tonno e avocado toast eppure mangiano timballo di testina di maiale alla sugna e si fanno esplodere le arterie. Quando hai i soldi, puoi andare dall’estetista tutte le settimane e financo ricorrere alla chirurgia estetica. E invece no, lei si tiene quel naso informe e deturpante. Non voglio aggiungere altro, ha già detto tutto @La_Connie_

devo molto a quelli che non amo

A proposito della Pausini a Sanremo

DEVO MOLTO A QUELLI CHE NON AMO – L’APE REGINA

Questo è il soggetto che sopporto meno anche perché per mia somma disgrazia lo devo vedere ogni giorno. In verità ho già parlato dei baroni aziendali: quelle persone con anzianità aziendale timorate di Dio che procurano sempre di tenere i loro collaboratori più giovani nell’ombra, nell’ignoranza, nell’anonimato. Fingono di farlo per tutelare l’azienda dagli errori, o per non esporre i giovinetti al rischio di figuracce, ma in realtà lo fanno perché hanno paura che diventino più bravi di loro e che gli rubino prestigio&privilegi. Il barone in realtà fa il male dell’organizzazione, perché costringe i suoi collaboratori a sottoperformare, e dello Stato, perché l’immaturità professionale di un lavoratore è a tutti gli effetti un costo sociale. Ma poi fa anche il male di se stesso perché se tu hai dei bravi collaboratori puoi anche delegare, lavorare meno, fare ferie più lunghe e precipitarti ad acquagym dopo aver timbrato il cartellino, lasciando che siano i giovani a spezzarsi le reni in ufficio. Ma l’ape regina è peggio rispetto al barone: questi, se non altro, fa del sano e antico nonnismo mentre l’ape regina si trincera dietro il suo essere femmina, materna e premurosa. Quindi sembra farlo per il tuo bene, come se metterti un tappo sulla testa, pretendere di essere in copia in ogni email, reprimere ogni tua iniziativa e pretendere che tu faccia le cose con il suo metodo antidiluviano fosse un modo per proteggerti. Un giorno tutto questo dolore ti sarà utile, per intanto fai come ti dico io e stai al tuo posto. Tutte le api regine che ho conosciuto hanno in comune alcune caratteristiche: prima di tutto, sono mamme orgogliosissime -e intimamente convinte di essere madri eccezionali-, hanno paura della tecnologia e dei social network -forse perché basati sull’idea che ognuno può dire la propria opinione-, sono lente di comprendonio e spesso, nonostante la laurea, hanno una cultura molto limitata. Solo un caso? Non lo crediamo affatto.

DEVO MOLTO A QUELLI CHE NON AMO – IL GIVEAWAY

Ai primi 3 che faranno un video in cui pronunciano esattamente #szymborska per 5 volte di seguito e me lo manderanno regalerò un’agenda di Intesa San Paolo, che potrete a vostra volta regalare a quelli che non amate in segno di schifo e disistima.

svgla stanza del bambino
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svgFare cose per placare l'ansia

17 Comments

  • giulia

    Febbraio 22, 2016 at 10:59 am

    ti adoro hahahaha. Concordo specialmente con l’ape regina! Figura orrenda che ci si ritrova in tutte le aziende

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    • gynepraio

      Febbraio 22, 2016 at 2:17 pm

      Ti dico solo che il mio esemplare di ape regina -che per fortuna non è il mio capo- non ha 187 anni per gamba bensì SOLO 40. Non farmi parlare, guarda.

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  • virginiamanda

    Febbraio 22, 2016 at 1:43 pm

    La Gattamorta è stata immortalata secondo me in modo raffinatissimo in un film altrimenti deludente: To Rome with love.
    Questo post mi piace tantissimo, ma dì la verità: SOLO tre? Ti sei autocensurata, ammettilo. 😉

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    • gynepraio

      Febbraio 22, 2016 at 2:20 pm

      E’ vero, che gattamorta maledetta. Sai che in realtà detesto meno gente di quanto possa sembrare. Di solito vado di sprezzante indifferenza.
      Ma in nome dell’odio ho in canna un’altra top three dell’odio, quella degli ex che mi hanno trattata peggio. Poi, per compensare il karma, ne farò un’altra, quella degli ex che mi hanno insegnato di più.

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      • Eleonora

        Febbraio 23, 2016 at 4:38 pm

        Questa l attendo con trepidazione..un abbraccio .

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  • Chiara

    Febbraio 22, 2016 at 3:30 pm

    Lieta di leggerti.
    In merito a gattamorta, ahimè, me ne accorsi un paio di anni dopo di te.

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    • gynepraio

      Febbraio 22, 2016 at 7:18 pm

      L’importante è che tu l’abbia capito, ne sono felice per te!

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  • Giulia

    Febbraio 22, 2016 at 5:03 pm

    Divinamente e socialmente scorretta. Mi fai venir voglia di scrivere delle mie, meravigliose e disolosaquanto, capre.

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    • gynepraio

      Febbraio 22, 2016 at 7:20 pm

      Tu lo sai, che mentre noi parliamo e scriviamo di capre, c’è qualcuno davanti a un altro PC che sta parlando e scrivendo di presuntuose snob?
      Questo magnifico alibi mi fa sentire meno colpevole della mia scorrettezza. Stai bene?

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  • Kiara the koala

    Febbraio 23, 2016 at 1:59 pm

    sublime!!! Hai inquadrato in pochi tratti ma efficacissimi tre tipologie che ahinoi si ripropongono. La mia gattamorta-di-banco l’avevamo soprannominata 6.000 km e lei non ne capiva il motivo (quando era semplicemente la lunghezza stimata della lingua untuosa e biforcuta); l’arricchita che ho in mente io era più che altro una mezza ninfomane, ma condivide con la tua il (mancato) gusto per il coatto spinto (inteso come stile e, vista la fattispecie, come preda designata); per finire l’ape regina è una neo-collega di 7 anni più giovane (!!!) che tuttavia, in virtù della maggiore anzianità e di qualche tacca in più sulla targhetta, pare avermi presa per una pivella. Nervi indicibili! Ma leggerti mi fa sentire meno sola….e dovresti pubblicare, i tuoi scritti, ecco!

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    • gynepraio

      Febbraio 23, 2016 at 2:03 pm

      Più giovane? Ma pisciale in testa, ma tipo ORA.
      In quanto alla pubblicazione, non è escluso che un giorno lo faccia. Le vie dei Signore sono infinite.

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      • Kiara the koala

        Febbraio 29, 2016 at 3:40 pm

        Considerami già in coda alla Feltrinelli, reparto ospiti & autografi:-) 🙂

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        • gynepraio

          Marzo 1, 2016 at 10:31 am

          Sarebbe bellissimo. Ho in mente l’abito, non ti dico altro.

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  • Taurus Littrow

    Febbraio 23, 2016 at 3:21 pm

    La categoria numero uno è dotata di innumerevole potenza,tanto da oltrepassare le leggi della natura e far finire una Taurus Littrow vergine a letto col professore di filosofia. MA ATTENZIONE non quello più giovane dello scientifico, nonnò, quello brutto e vecchio, vecchio del classico. Il motivo mi è completamente oscuro, quanto la certezza che non sono mai stata troppo interessata al genere maschile da flirtare a caso, figuriamoci con un anziano signore.

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    • gynepraio

      Febbraio 23, 2016 at 6:10 pm

      La gattamorta manipolatrice con l’aggravante del plagio di innocente? Ho capito correttamente?

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      • Taurus Littrow

        Febbraio 26, 2016 at 9:46 am

        Esatto cara. Innocente e sgomenta tra l’altro,io sono donna di classe, dove pensava avessi potuto consumare? Nel deposito delle scope?!

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        • gynepraio

          Febbraio 26, 2016 at 12:48 pm

          Io avrei quantomeno preteso il tavolo della sala professori. O la presidenza.

          svgRispondi

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