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Posta del cuore febbraio 2019

POSTA DEL CUORE FEBBRAIO 2019: DISTANZA 

Distanza vive un matrimonio a distanza e raggiunge il marito nel weekend: i loro momenti insieme sono felici e, nell’attesa di ricongiungersi definitivamente, le cose vanno piuttosto bene. Lo dico con grande soddisfazione perché Distanza era stata protagonista di un’altra risposta e ci tenevo dimostrare che la mia Posta del Cuore funziona (a volte).

Distanza ha 38 anni e ogni tanto pensa alla possibilità di avere figli: ha sempre desiderato adottarne uno (si occupa di cooperazione con i Paesi in via di Sviluppo) ma la sostanza è che il loro ménage non funzionerebbe con l’introduzione di un figlio. Si chiede come gestirebbe la stanchezza, la preoccupazione, l’accudimento, le gioie e i dolori della genitorialità. Mentre Distanza si chiede se si stia creando degli alibi per non prendere decisioni, suo marito non si sente (ancora) pronto al ruolo. Distanza ha un lavoro che la assorbe molto, con numerose trasferte nazionali e internazionali poco pianificabili, orari che si dilatano e un forte impegno mentale. Non sa se avverte un desiderio di maternità o se pensa di doverlo sentire.

Cara Distanza, io non ho idea di quanto sia solido il tuo desiderio di maternità e non sono in grado di scoprirlo da qui, per cui l’unica cosa che posso offrirti è un punto di vista personale sul concetto di conciliazione. Fatico un po’ a immaginare come sia un lavoro che ti assorbe totalmente, perché si tratta di un modo di intenderlo che non mi è mai appartenuto: insomma, io sono una che lavora, anche bene e con impegno, dopodiché esce dall’ufficio e lascia i malumori lì dentro. Va detto che, a differenza tua, non salvo vite né contribuisco al benessere dell’umanità, che comprendo essere un forte fattore di motivazione. Detto tutto ciò, trovo drammatica la visione secondo la quale la carriera termina definitivamente nel momento in cui arrivano dei figli. Sicuramente subisce una battuta d’arresto momentanea, sicuramente è opportuno un bilanciamento dell’orario lavorativo, le priorità vanno riviste, ma non è tutto perduto. So che la situazione lavorativa nel nostro Paese non aiuta, che la nostra è una società maschilista che mal considera o addirittura condanna l’eccessiva dedizione al lavoro da parte delle donne, ma la prima constatazione che devi fare si riassume in: è possibile essere ottime professioniste e anche ottime madri. Non è, di per sé, una missione impossibile: alcune donne ci riescono. Alcune donne, con la maternità, diventano addirittura delle professioniste migliori e ci sono studi che lo dimostrano. Il primo shift dev’essere mentale ed è la madre a doverlo compiere, non la società: i figli non sono un handicap, non sono un fardello che ti rende bolsa, tonta, svogliata, ansiosa. Se non credi tu in questo assunto, come ti aspetti che possa farlo qualcun altro?

Il vero problema sono la società, l’organizzazione del lavoro, il giudizio e il pregiudizio: a queste difficoltà dovrebbero porre rimedio la politica e l’educazione civica, ma nell’attesa che i tempi cambino non resta che essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Io non ho una carriera sfolgorante né una scrivania da difendere con le unghie e con i denti, non lavoro in un ambiente particolarmente competitivo, ma mi sforzo di dimostrare giorno per giorno che la maternità non ha scalfito la mia essenza, o se l’ha fatto, l’ha migliorata. Se provo sensi di colpa, non è perché mio figlio me li induce, ma perché devo lavorare meglio sulla consapevolezza delle mie scelte o, banalmente, sull’organizzazione dell’agenda famigliare.

Hai molte frecce al tuo arco, se desideri essere madre: hai salute, istinto, intelligenza, spirito di adattamento, resistenza fisica. Hai un padre, e se sei fortunata, anche dei nonni e dei suoceri. Hai un conto corrente, un sistema assistenziale, hai un datore di lavoro che si presume sia più open-minded della media. Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio, dicono, e tu non mi sembri sola. Non voglio convincerti e se sei a disagio con l’idea della maternità non saranno le mie parole a risolvere la situazione: come ti dicevo non salvo vite né cambio il mondo, ma quella della maternità possibile è una delle poche battaglie che porto avanti e cui tengo davvero.

Consigli di lettura: questo articolo di Leandra Medine, una delle donne -e adesso delle madri- che apprezzo maggiormente, che spiega qual è secondo me l’unico approccio sostenibile alla genitorialità

POSTA DEL CUORE FEBBRAIO 2019: cenerella

Cenerella ha 27 anni e un rapporto poco positivo con la propria madre, che l’ha spesso fatta sentire inadeguata, sottoponendola a paragoni e confronti inutili. Non ha incoraggiato le sue passioni né i suoi desideri, non condivide ciò che la riempie gioia, non accetta il suo ragazzo perché straniero. All’interno del suo gruppo di amiche e della sua famiglia allargata, non ci sono esempi positivi di maternità che la rassicurino o che la ispirino. Questo l’ha portata fin da piccola a non volere figli e ad affermarlo apertamente (ancor prima che subentrassero le ricorrenti obiezioni “razionali” quali precarietà, difficoltà economiche, attuale situazione politica internazionale che poco incoraggia alla riproduzione etc.). Ripensando a quanto subito dalla propria madre, Cenerella teme di replicare questi comportamenti su un’eventuale figlia.

Cenerella sente di possedere poco istinto materno e teme che la sua storia personale le impedirà di averne. Io mi sento prima di tutto di rassicurarti che, a 27 anni, l’istinto materno di questi tempi non ce l’hanno nemmeno i conigli: diciamo che non tutto è perduto, dai. Quello che trovo invece molto sensata è la tua riflessione sui role-model e sull’assenza di esempi positivi all’interno del tuo entourage: è difficile immaginarsi premi Strega se si è figli di analfabeti, sono d’accordo con te. Tuttavia la società contemporanea, così connessa e interconnessa, ha il grande pregio di metterci in contatto con modi di vivere e di essere “altri” rispetto al nostro: scoprire il mondo e ispirarsi non è mai stato così facile. Io penso che non sarà difficile, guardandoti attorno, trovare dei modelli di maternità positivi, inconsueti, rassicuranti e incoraggianti: io li vedo e ad essi ricorro quando mi sento incapace, o fuori posto.

Il timore di perpetuare i meccanismi cui si è assistito o di infliggere lo stesso male che si è subito è assolutamente legittimo, però sappi che qualsiasi genitore -anche il più attento, informato e amorevole- infligge ai figli qualche forma di sofferenza. Lo fa in modo solitamente inconscio, o involontario, o guidato da intenzioni candide, ma lo fa. Il genitore “funzionale”, però, offre ai figli strumenti per gestire, interrogarsi e indirizzare questo dolore, emanciparsene o trarne qualcosa di bello.

Mi dispiace davvero che tua madre non sia, o non sia stata, la persona accogliente di cui avevi bisogno e diritto, ma il lavoro interiore per accettare questo vuoto, delimitarlo ed eventualmente compensarlo purtroppo sarà squisitamente tuo. Ma questo vuoto non ti ha privata degli strumenti per essere un genitore amorevole, anzi forse te ne ha persino donati alcuni.

Consigli di lettura: La luce della sera di Edna O’Brien, romanzo semi-epistalare in cui una madre e una figlia estremamente diverse si confrontano e si ritrovano

POSTA DEL CUORE FEBBRAIO 2019: SATURNIA

Saturnia. che aveva un fidanzato che tendeva a sparire, farla dubitare e regalarle insicurezza, nella fase post-rottura è stata affiancata da un caro e bell’amico con il quale aveva creato negli anni una solida amicizia: è evidente e confermato che l’interesse è reciproco. Lui ha sempre dato l’impressione di non voler rinunciare alla sua vita da single e tra di loro non è quindi mai accaduto niente finché hanno trascorso insieme una notte, al risveglio dalla quale si sono salutati frettolosamente. Da allora non sono più amici, non si frequentano stabilmente ma lui continua solo a ricomparire di tanto in tanto, anche affettuosamente, ma senza la continuità di un tempo. Saturnia si chiede se allontanarlo definitivamente -visti i suoi trascorsi sentimentali che l’hanno già messa a dura prova- oppure assecondarlo in questo andamento altalenante.

Saturnia, tanto per cominciare, non si va a letto con gli amici perché, passata la festa & gabbato lo santo, per recuperare un rapporto quanto meno normale ci vuole una dose di nonchalance e sportività che quasi nessuno possiede. Poi, insomma, asseconda i tuoi bisogni: a me, ad esempio, la discontinuità irrita e, diciamolo, offende anche. Specialmente in amore: alle amiche e agli amici perdono assenze, silenzi, lontananze ma agli amanti no. La non-corrispondenza d’amorosi sensi mi fa incazzare come una biscia, mi degrada, mi fa sentire debole e quasi in torto. Magari provo anche a non pensarci, ma quando mi viene in mente che io sto pensando a Tizio e invece Tizio non sta pensando a me mi sale una carogna che potrei uccidere. Quindi io, Valeria, preferisco troncare. Ma io mica sono te, capisci? Se tu riesci a sopportare questa situazione, se riesci a viverci senza arrovellarti, feel free.

Quello che ti consiglio, in questo paziente temporeggiare, è di non limitarti ad accoglierlo quando ricompare, ma di usare questi piccoli avvicinamenti come un modo per acquistare consapevolezza: devi pretendere, a ogni incontro, di saperne un po’ di più. Sul perché agisce così, su cosa lo spinge, su cosa fa mentre non sta con te: se dopo una sua ricomparsa, lui lascia la stanza e tu ne sai esattamente come prima, la tua attesa sarà stata fine a se stessa.

Consigli di lettura: il pluricitato “Un giorno” di David Nicholls, dove due studenti, dapprima amici, si scoprono amanti e innamorati a vent’anni di distanza (Madonna che brutta la nuova copertina, aridatece quella vecchia)

svgMa sai che le somigli un sacco? (Breve guida alle mie sosia)
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4 Comments

  • Sabrina g.

    Febbraio 18, 2019 at 1:37 pm

    Nell’ultima lettera pensavo proprio ad “un giorno”, e infatti l’hai consigliato. Che bella soddisfazione . Valeria ti devo scrivere, anche per me la tua ris-posta del cuore é servita molto, era in ambito lavorativo!

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  • Jennifer

    Febbraio 21, 2019 at 10:47 pm

    Che meraviglia la tua posta del cuore Valeria, non trovo mai una sola parola fuori posto! Soprattutto la prima poi mi ha colpito molto perché anche per me la maternità “sostenibile” è una battaglia importante che porto avanti con grande soddisfazione. Grazie 🙂

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    • gynepraio

      Aprile 8, 2019 at 10:18 am

      Grazie a te per la fiducia, altrochè!

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