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By gynepraio5 Luglio 2021In Personale

La mia città senza pietà: trasferirsi a Torino

La prima premessa è che questo articolo contiene mie riflessioni spontanee sul perché trasferirsi a Torino potrebbe essere una buona idea: quindi no, non è sponsorizzato dall’ente del turismo. In particolare, è lo script che ho preparato per un video destinato alla mia IG TV (il mio primo e temo ultimo esperimento con IMovie!). Lo potete vedere e ascoltare qui.

Guarda la IGTV su Torino

In passato mi era capitato di affermare che Torino avesse una buona qualità della vita e in quell’occasione ricevetti alcuni riscontri di persone che cercavano di confutare la mia affermazione: li ho trovati poco calzanti perché comparavano Torino con altre soluzioni che, semplicemente, non costituiscono paragone. Quindi facciamo un’altra doverosa premessa: quando confronto Torino con altre città baso il paragone su una analogia. Il benchmark sono altre città italiane che hanno dai 300.000/500.000 abitanti in su: per farvi un esempio: la campagna umbra no, non è un confronto che che sta in piedi.

Altra premessa sulla qualità della vita: è un concetto composito che prende in considerazione numerose variabili che, ulteriore complicazione, variano anche nel tempo: i pregi o i limiti che individuo in Torino adesso che ho 40 anni, quando ne avevo 20 non mi toccavano, e invece all’epoca ne vedevo altri che ora mi scivolano addosso.
Cercherò quindi di tenere a mente questo “cambio di priorità” e di non focalizzarmi solo sulla fase della vita che vivo ora, ma ecco, questo bias ci sarà perché sono una persona e non un istituto di ricerca

spostarsi da e per TORINO: LA POSIZIONE

Il primo grande punto a favore di Torino è la posizione: meno di 2 ore dal mare, un’ora dalle montagne e dai laghi, vicinissima a Francia e Svizzera, a 1 ora da una campagna patrimonio Unesco, a 1 ora da Milano ed è relativamente ben collegata anche se, come ormai si sa, a livello aeroportuale c’è ampio spazio di miglioramento.

La posizione di Torino consente di spostarsi, fare weekend fuoricasa, praticare sport e intrattenersi ogni stagione in modo diverso.

trasferirsi a Torino

Il mio skyline preferito

guardare TORINO: L’estetica

Il secondo punto che metterei in evidenza riguarda l’estetica della città: le zone centrali e semicentrali di Torino sono, non mi vengono altre parole, appaganti per gli occhi. Per contro ci sono delle periferie (in alcuni casi “storiche” ad esempio Barriera di Milano e altre più recenti, venute su come i funghi, ad esempio Mirafiori) che al contrario hanno pagato e tuttora pagano una disattenzione da parte di numerose amministrazioni cittadine: quindi, se qualcuno dovesse trasferirsi a Torino, suggerirei di optare per le zone centrali e alcune zone semicentrali “scelte” (Vanchiglia, Borgo Rossini, Cit Turin, Crocetta). Ma vi do una notizia buona, e qui anticipo un pregio di cui parleremo tra poco: vivere in zone centrali a Torino è ancora economicamente possibile.

Tornando alla bellezza della città: la sua conformazione geografica vede la presenza di più fiumi che tagliano la città, collina da una parte e montagne dall’altra. Questo è un paesaggio dal punto di vista estetico difficilmente reperibile in altre Città d’Europa e secondo me particolarmente gratificante. Tutto questo unito a una viabilità cittadina facilissima: nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino, ma nel centro di Torino non si perde neanche un bambino bendato. Vie dritte e perpendicolari, una razionalità urbanistica amica di turisti e neo abitanti.

trasferirsi a Torino

Vie belle, larghe, dritte

passeggiare a TORINO: IL VERDE

Torino, insieme a Roma, è la città con più alberi e metri quadrati di verde per cittadino: la media si alza per la presenza di parchi urbani molto grandi, dei veri e propri polmoni verdi collocati in città e in collina.

Tornando al concetto di “qualità della vita” e alla sua variabilità nel tempo: questo è un parametro che a vent’anni non mi sembrava rilevante ma ora (che ho un bambino e che ho passato due primavere semi-segregata) mi rendo conto che avere tanto bel verde molto vicino a casa è un grande punto di forza.

trasferirsi a Torino

Angolini del Valentino

Per fortuna c’è il verde perché purtroppo la città, a causa di una conformazione che rende difficile la dispersione delle sostanze inquinanti e in conseguenza della sovrabbondanza di auto, attraversa periodi di aria poco respirabile specialmente quando non piove per periodi lunghi. Io sono una di quelle 4 persone al mondo che ama il vento forte anche in ragione del fatto che porta cielo terso e ripulisce l’aria.

STUDIare a TORINO: ISTRUZIONE 

A livello scolastico e accademico, ci sono alcune unicità (la Scuola Holden, alcuni indirizzi del Politecnico) e ci sono tutte le facoltà. Sempre a proposito di scelta, esiste anche un’offerta piuttosto ampia di scuole ed istituti di grado non universitario quindi, pensando a una famiglia con figli che deve trasferirsi a Torino non credo che sia difficile trovare un tipo di scuola privata o pubblica che corrisponda ai propri desideri.

Restando nell’ambito dei servizi al cittadino e alla famiglia, Torino accoglie molti ospedali e cliniche, alcuni dei quali come eccellenze: qualcosa del quale al momento non sto beneficiando ma non escludo che debba prima poi fruirne…

lavorare a TORINO: OPPORTUNITÀ PROFESSIONALI

Un punto negativo, che per me è stato particolarmente rilevante, è quello professionale: io che ho una formazione in marketing dei prodotti di consumo, pur non essendo mai stata disoccupata, ho sempre fatto sempre fatica a trovare lavoro a Torino. In questa città esiste una tradizione industriale solidissima ma cui non se ne affianca una altrettanto forte sui beni di consumo. A parte poche multinazionali, non c’erano molte aziende che facevano al caso mio e tutte le volte che io ho cambiato lavoro si è sempre trattato di ricerche lunghe e meticolose.

Adesso che sono freelance questo non costituisce più un limite perché seguo clienti potenzialmente ovunque ma: se la vostra aspirazione è fare i direttori Marketing o Il Brand manager, a meno che non vogliate lavorare nel ramo Automotive, vi direi di considerare attentamente altre città che non siano Torino. lo dico senza false vanità: se io con la mia formazione e il mio curriculum avessi vissuto a Milano avrei potuto tranquillamente cambiare lavoro ogni 6 mesi e non perché io sia un genio ma semplicemente perché c’è maggiore offerta e turnover.

Torino è indubbiamente esclusa da alcune conversazioni: ad esempio l’informazione, una grossa fetta dell’editoria, la moda, la produzione cinematografica e televisiva sono campi in cui, storicamente, Torino non eccelle. Anche se, grazie all’avvento del lavoro smart, la distanza fisica è assai meno determinante di 5 anni fa, questa questione è dirimente: per alcuni lavori, ha senso essere là dove si sviluppano le idee, dove si ramifica il network, dove hanno luogo gli incontri. Non consiglierei a un’attore di viverci, onestamente.

divertirsi a TORINO: VITA CULTURALE

Purtroppo gli ultimi due anni non sono ideali per valutare la crescita o la decrescita culturale della città, quindi mi limito a dire la mia esperienza generale: Torino ha numerosi musei e pinacoteche, alcuni celebri e altri meno. L’organizzazione di mostre, eventi e festival è in mano principalmente a delle fondazioni semipubbliche, che, indubbiamente, potrebbero fare molto meglio in termini di quantità, qualità e soprattuto di promozione.

Negli anni ho assistito alla riduzione degli eventi musicali: festival e concerti. Rispetto a quando avevo vent’anni, ci sono meno rassegne musicali e meno festival estivi: io ricordo che in adolescenza c’erano delle line up pazzesche, spesso con molte serate gratuite o in gran parte sovvenzionate dal Comune. Mi dispiace immensamente per la reputazione della città però purtroppo sono in una fase della vita in cui vado a relativamente pochi concerti quindi a me non cambia l’esistenza. È un pensiero egoistico, ma come ho già affermato, il concetto di qualità della vita non può prescindere dall’età…

Alcuni nei sulla vita culturale della città riguardano teatri e cinema. Non perché non ce ne siano, anzi, ma la mia percezione è che ci siano pochi cinema in lingua originale: poi magari mi sbaglio e ne sono sorti di nuovi ultimamente, se così fosse ditemelo. L’altro tema sono i teatri: di nuovo, ce ne sono molti e anche molto belli, ma vorrei più varietà a livello di cartellone (mi rendo però conto che in Italia abbiamo una concezione di teatro molto antica e quindi di sperimentale c’è poco).

Per me sarebbe bello se ci fossero ancora più opportunità ma, confesso, di usufruire comunque solo di una piccola parte dell’offerta culturale della città per ovvie ragioni: non ho tutto questo tempo, ho un bambino piccolo che monopolizza i miei weekend e ho anche un sacco di cose da fare. Quindi non sono sicura che, se l’offerta culturale cittadina aumentasse esponenzialmente, io sarei altrettanto pronta ad accettarla e usufruirne. Di nuovo: occorre ragionare in base alla fase della vita in cui vi trovate. E valutare anche che, se c’è una mostra che vi interessa, per andare a Palazzo Ducale a Genova o in Triennale potete anche prendervi un treno.

muoversi per TORINO: trasporto urbano

Un altro punto buio di Torino è il trasporto pubblico: fino a che ho avuto vent’anni, in orario diurno ho girato solo con i mezzi e non ricordo di aver mai avuto particolari problemi ad arrivare a destinazione per tempo.

Mentre adesso, complici l’invecchiamento e la mia pigrizia incipiente, è complice l’oggettivo peggioramento della rete per me prendere i mezzi pubblici è una rottura di palle clamorosa e preferisco andare in bicicletta o, se sono più di 4 km, in macchina. Spesso con i miei concittadini ci prendiamo reciprocamente in giro per la nostra dipendenza dall’automobile, che è un difetto molto “local”: io ho decine di amiche torinesi, tutte possiedono un’auto, nessuna sarebbe disposta a farne a meno. Tutte le mie amiche prive di auto non sono torinesi, e questo, pur nella sua piccolezza statistica, un significato ce l’avrà.

Per questa ragione, Torino non è particolarmente caritatevole con i ciclisti che pure negli anni sono andati aumentando in maniera esponenziale: mancano le piste ciclabili a lunga percorrenza e gli automobilisti hanno uno stile di guida piuttosto sportivo (me compresa). Per queste ragioni sono un po’ restia a sposare questo stile di vita, anche se conosco persone che lo fanno normalmente e sono ancora qui per raccontarcelo.

Ma, togliendo la mia pigrizia e paura di essere investiti: se vivete in una zona centrale o semicentrale con le scuole vicine, se prediligete la spesa di vicinato, se avete una citybike e un abbonamento al car sharing per le necessità sporadiche potete vivere benissimo senza auto.
Sinceramente, in un quartiere periferico la vedo più difficile perché un’altra verità va detta: Torino è grande, non è una cittadina che attraversi in mezz’ora. Un’arteria “normale” come Corso Giulio Cesare o Corso Unione Sovietica misurano 5 km, alcuni corsi hanno 6 corsie (cioè sono più larghi della A14).

abitare a TORINO: COSTO degli immobili

Rispetto ad altre città metropolitane il costo della vita a Torino è più basso.
Dai dati 2020 che ho consultato, il costo al metro quadro delle case, sia in affitto sia un vendita sono straordinariamente competitivi: si parla di meno della metà di Milano e Roma, e poco più della metà di Bologna. Si spiega tutto con la legge della domanda e dell’offerta: per una serie di fenomeni demografici ed edilizi che non vi sto a raccontare, ci sono più case che abitanti.

Ovviamente esistono zone da 15.000 al metro quadrato, ma è possibile vivere anche in una zona molto centrale a prezzi abbastanza accessibili.

trasferirsi a Torino

Ad esempio qui 15.000 al metro quadro non bastano

A proposito di altre voci di costo, ad esempio la ristorazione non ho trovato dati statistici attendibili ma se avete fonti segnalatemele, lo apprezzo molto.

guadagnare a TORINO: redditi e stipendi

Questo significa anche che, in alcuni casi, gli stipendi sono più bassi: tornando all’esempio del product manager, se avessi lavorato a Milano avrei percepito un 10-15% in più che comunque non sarebbe stato in grado di compensare l’accresciuto costo della vita.
Vi invito a valutare che se siete dipendenti statali la vostra remunerazione non cambia in base alla città: una professoressa d’inglese o un impiegato delle poste di Catanzaro, alla fine del mese, hanno sul conto corrente più soldi di un* collega di Torino o di Milano. Più soldi in banca, di per sé, non sono sinonimo di qualità della vita ma significa avere reddito per accedere alle cose che la rendono più piacevole: una casa più grande e in una zona più bella, le mostre, le vacanze estive, i weekend fuori porta, la scuola sci per i figli, l’auto ibrida, il cinema, il buon vino e tutta una serie di altre cose che contribuiscono a rendere l’esistenza meno pesante.

relazioni a TORINO: LO SPIRITO DELLA CITTÀ

Ma veniamo allo spirito della città, partendo dalla narrazione che vorrebbe Torino chiusa, poco dinamica, ancorata al passato, a suo modo snob ed elitaria.
Non so se sia vero perché non sono mai stata accolta a Torino da non torinese e quindi questo è il trattamento standard cui sono abituata. Quello che posso dire che io ho vissuto in altre Città d’Europa e non mi risulta che se ti trasferisci a Helsinki o a Londra o Vienna o Sarajevo la gente venga da te, o ti abbracci dicendo “Benvenuto, finalmente sei arrivato” e “Sono felice che tu sia qui” lanciando biglietti da visita e inviti a cena quindi il mio invito è: limare le aspettative.
Dopodiché io penso di essere gentile e non respingente, anche le mie amiche torinesi che lo sono, quindi mi permetto di trarre la sbrigativa conclusione che in tutte le città esistono persone più o meno accoglienti e che incontrarle è fondamentalmente una questione di fortuna e predisposizione d’animo.

Infine questo Geist della città non è una cosa positiva o negativa a priori. Dipende sempre da che tipo di persona si è, dalle proprie aspettative e modi di confrontarsi con gli altri, di inserirsi all’interno di un contesto che non è il proprio natale e naturale. Questo per dire che conosco dei non torinesi che si sono perfettamente ambientati all’interno della città: come mai?

  • perché possedevano capacità di adattamento e di relazione superiori alla norma (che comunque, in caso di un trasferimento -a Torino e non- vi invito a sviluppare)
  • perché la modalità relazionale alla Torinese, più lenta e graduale, meno fagocitante fa al caso loro

A contrario, se si ricerca uno stile relazionale basato sull’accoglienza e l’informalità, se avete bisogno di network e prossimità, penso che l’alternativa giusta non sia una grande città: mi indirizzerei verso un’altra dimensione, ad esempio un comune medio-piccolo, con relazioni di vicinato molto radicate e forti (dove comunque, tenetevi forte, non è detto che vi inserirete facilmente…)

AMBIENTARSI A TORINO: L’UNDERSTATEMENT

Un altro tratto caratteriale che viene spesso attribuito a Torino è la tendenza all’understatement. Questa caratteristica della città (che può essere considerata un pregio o un difetto) riguarda soprattutto i ritmi: a Torino la pressione la sperimentate solo se non partite col verde. Questa non è una città che mette ansia: non c’è la cultura della velocità, della performance, dell’apparire, dello show off.

Non vuol dire che manchino la ricchezza, il lusso, gli interessi economici ma raramente sono urlati; le persone abbienti ci sono ma spesso fanno una vita più ritirata e meno appariscente rispetto a quello che ci si aspetterebbe da quel reddito.

Se esci una sera a Torino, a meno che non sia una serata di gala, troverai probabilmente persone vestite in modo relativamente normale: non c’è una particolare competizione su quel fronte, si sente meno la pressione ad adeguarsi agli standard o ai trend. Questo non significa che non ci sia il giudizio altrui ma che risulta più ovattato, più velato e, se hai oltrepassato l’adolescenza e hai acquisito un minimo di autonomia di pensiero, praticamente non lo senti.

Per chi ha vissuto anni all’interno di un ambiente sociale molto competitivo, questa situazione può risultare rilassante, liberatoria e liberante. Al contrario, se avete bisogno di un certo livello di pressione per dare il meglio di sé, forse non è Torino il posto per voi: o magari lo è quando avrete esaurito la vostra energia arietina e sentite la necessità di un città che, finalmente, vi accetti per quello che siete. Spero di avervi fornito qualche spunto di riflessione: se avete dubbi, chiedete pure. Ma soprattutto, concedetevi un assaggio della città con un bel weekend, per il quale potrebbe esservi utile questa guida scritta di mio pugno

Miniguida: Due giorni a Torino

 

 

 

svgIl successo di un influencer
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svg"La nostra furiosa amicizia" di R.Thorpe

9 Comments

  • polly

    Luglio 5, 2021 at 10:14 am

    Super interessante. Non ho intenzione di spostarmi ora, ma devo dire che quello che scrivi è molto interessante perché effettivamente si tende a spostarsi dove si trova lavoro, e a considerare pregi e difetti delle città in maniera superficiale (o almeno, io quando mi sono trasferita ho fatto questo e ho notato che altre persone valutano il trasferimento nel luogo dove magari sono state bene in vacanza).
    Devo dire che non avevo mai preso in considerazione Torino per quel “a due ore dal mare”, che rispetto a molte altre città italiane è obiettivamente tanto.
    Detto questo, gli altri plus sono davvero interessanti. Grazie.

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    • gynepraio

      Luglio 26, 2021 at 11:07 am

      Io non ho mai studiato a tavolino un trasferimento ma ad esempio c’è una ragazza italiana con famiglia residente a Parigi che sta valutando un ritorno in Italia e sta letteralmente compilando una lista di pro e contro per confrontare diverse città e soluzioni.
      È un modo un po’ scientifico, ma credo che alla fine paghi, specialmente se hai delle responsabilità nei confronti dei membri della tua famiglia.
      PS comunque a me Rimini (o forse meglio Cesena) piacerebbe, forse insieme a Napoli è l’unica città di mare che testerei!

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  • Ilaria Urbinati

    Luglio 8, 2021 at 3:24 pm

    Ciao Gynepraio. Ho trovato interessante il tuo punto di vista sulla città e concorso su molti punti, ma vorrei arricchire il discorso, se posso, con qualche pensiero basato sulla mia esperienza che è sicuramente diversa dalla tua.
    Ho vissuto a Torino per 12 anni, ma non “ero di lì”. Sono nata in provincia e sono arrivata “da provinciale” nei miei early twenties per lavorare (per studiare facevo la pendolare). Inoltre ho vissuto 12 anni a Torino senza auto spostandomi in diversi quartieri; vanchiglia, Italia 61, centro storico.
    Su questo punto vorrei spendere la mia riflessione: vivere a torino senza il privilegio (anche di classe) di poter possedere un’auto propria, in prestito o di famiglia (tendenzialmente che vive vicino, in città), taglia automaticamente fuori da moltissime delle attività outdoor che descrivi. I parchi cittadini sono molto belli, ma per le gite al mare i treni/bus sono affollati e scomodi e per andare in montagna è ancora meno praticabile: non è collegata o molto poco accessibile. Inoltre quella che tu descrivi con ironia come “dipendenza dall’auto” è un privilegio economico e anche una presa di posizione poco consapevole nei confronti dei problemi grandi della viabilità urbana e la sua sostenibilità che ho riscontrato molto presente nei cittadini e nella gestione della città. Questa scarsa propensione al rinnovamento verso una condizione più sostenibile mi ha sempre dato un’impressione di Torino come di un luogo ancorato ad un’identità ormai obsoleta e incapace di evolvere.
    Sull’accoglienza freddina dei torinesi per i non-torinesi: mi permetto di dire che sono arrivata da provinciale, provengo dalla cintura torinese. Nel tempo in città ho potuto lavorare e crearmi una nicchia di amicizia, carriera e opportunità molto bella e ne sono stata davvero felice e grata, ma non posso negare che, in alcune circostanze, quando ero giovane, meno consapevole di certi meccanismi e semplicemente più ingenua sono stata trattata male: definita “pacchiana” per i miei modi “poco sofisticati” e, complice il mio aspetto e il mio cognome mi sono beccata anche della “terrona” (un po’ mi ha fatto ridere, un po’ no.). Ho confrontato le mie esperienza con altre persone come me e alcuni meccanismi inconsapevoli ritornano nelle descrizioni dei primi ANNI in città. Non sempre si ha voglia e possibilità di investire ANNI a trovare il proprio posto in un luogo. Detto questo: io a Torino ho trovato invece una grande creatività e una propensione all’osare e alla sperimentazione davvero sorprendenti e sono riuscita ad arrivare a fare molte cose che desideravo e anche molte di più. Non pensavo fosse così dinamica e creativa quando ero studentessa. Ho incontrato un sacco di persone fantastiche sia torinesi sia inserite dopo nel territorio come me che mi hanno aiutata e fatta crescere tantissimo e di questo ne sono proprio grata. Grazie al terrore di essere pacchiana in società ho imparato tutti i salamelecchi giusti per dare gioia a qualsiasi sciura cittadina torinese e non e questi “modi” mi hanno aiutata anche nella vita e nella carriera. Insomma per concludere : vivo a Bologna da tre giorni e sento che ho molto materiale da elaborare, non posso fare confronti ma ti dirò. Il tuo post mi ha fatto riflettere e pensare a quanto un territorio possa essere percepito in maniera diversa e a quante storie ci sono dentro. Spero di non essere stata invadente rispetto al tuo spazio con questo letterone, ma mi faceva piacere aggiungere il io punto di vista qui nei commenti.

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    • gynepraio

      Luglio 26, 2021 at 11:03 am

      Ilaria, il vero dolore non è sapere che hai sofferto anni ma: cioè sì, mi dispiace ma il tema è TI SEI TRASFERITA? Ma tu non ci pensi a questo vecchio cuore, non granata ma juventino, quando sganci queste bombe?
      Ti do ragione, sono provinciale anche io perché vengo da Volpiano (che è pure provincia brutta, mica Pino o Rivoli) ma credo che l’accoglienza riservata dagli urbani a chi arriva da fuori sia sempre un po’ la stessa: supponente, snob, ci siamo capite. Per me, da provinciale, avere l’auto è stata la liberazione, il poter raggiungere luoghi dove accadevano le cose che mi interessavano e andare via dal paesello.
      Dal allora, ho mantenuto la dipendenza dall’auto e ora non posso più farne a meno, anche perché non riesco a immaginare come si possa avere un bambino piccolo e non possedere un veicolo per urgenze ed emergenze (ma questa è una mia fissazione, o ipocondria probabilmente). Però mi dispiace molto che la città faccia poco per agevolare chi non ne ha una, o comunque che le alternative siano costose (es. car sharing, moto sharing e soluzioni simili):
      mentre sulla raggiungibilità della provincia e delle sue attrazioni mi sento di dire che non è un problema squisitamente torinese: anche in regioni ben più verdi e rispettose della natura raggiungere laghi/montagne/parchi e via dicendo è sempre complicato e prevede l’utilizzo di un’auto o di notevoli sacrifici in termini di tempo e sforzo. Penso sia un vizio molto italiano, quello di dimenticare la provincia e le sue attrazioni, o comunque di non favorire l’utilizzo dei mezzi. Non voglio difendere le scelte torinesi, ma credo davvero che non sia un problema locale.
      Piuttosto, come va a Bologna? Ti sta piacendo? Com’è nata questa scelta?

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  • Sara

    Luglio 21, 2021 at 11:37 pm

    Ho vissuto 5 anni a Torino e non solo non sono della zona, non sono nemmeno piemontese. Ho amato da subito la città che mi dona tutt’ora serenità, non appena ci metto piede. Senza offesa, dal mio punto di vista prettamente terrone la questione dell’accoglienza è vera, soprattutto paragonata a Milano dove vivo ora. Ma la verità è con gli anni la apprezzi. I rapporti si sviluppano nel tempo ma sono più sinceri e profondi di altri contesti in cui ti sembra di ottenere tutto e subito.

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    • gynepraio

      Luglio 26, 2021 at 11:04 am

      Purtroppo l’esperienza dell’essere straniera in città mi manca totalmente e quindi non saprei fare paragoni: sono comunque felice che tu abbia trovato il tuo modo di essere felice a Torino!

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  • Paolo

    Agosto 31, 2021 at 12:29 am

    Premessa: ho scovato questo blog per caso e ho letto volentieri i due articoli che ho commentato, che sicuramente mi hanno allietato (parte de) la serata. Detto ciò non posso esimermi dal dissentire, dato che mi sembra ci sia un clima non troppo tossico nei commenti.
    Ci sono tanti punti che mi piacerebbe toccare, ma per limiti di tempo mi concentrerò su alcuni.
    Non ho vissuto a Torino a lungo per potermi definire torinese, ma a sufficienza per rendermi conto di quanto fosse sporca, grigia e decandente (in periferia, ma neanche troppo) e rumorosa (trafficata, non il piacevole vociare delle persone nei corsi). Tu ci riferisci che insieme a Roma è la città con più alberi e verde per cittadino. A parte a non essermene mai accorto (sarò stato così sbadato? Sarò stato condizionato dalla zona in cui ho abitato o dal mio stile di vita?), ma i dati di LegaAmbiente riportati da Il Sole 24 Ore dicono l’opposto (fonte https://lab24.ilsole24ore.com/ecosistema-urbano/indexT.php). Torino è 35esima per numero di alberi per abitante e 54esima per area verde per abitante, su un centinaio di capologuoghi italiani, non proprio rincuorante.

    Cambiando aspetto, non hai un elemento caratteristico e fondamentale di Torino: l’aria popolare che si respira in tante vie e nei numerosissimi e vivaci mercati di Torino, tra i quali il più grande mercato d’Europa all’aperto, che fanno di Torino una città più gaia di quanto si evinca dal post. Inoltre la definirei molto meno rilassata e più dinamica di quanto tu ci abbia descritto, basti guardare ai centri di ricerca o all’incubatore di startup (tra i principali al mondo), senza dimenticare l’influenza di primo piano che ha sui media, sull’informazione e sulla cultura italiana. Davvero mi è sembrato ironico leggere che “Torino è indubbiamente esclusa da alcune conversazioni: ad esempio l’informazione, una grossa fetta dell’editoria, la moda, la produzione cinematografica e televisiva sono campi in cui, storicamente, Torino non eccelle.” Davvero stiamo parlando della città in cui ha sede più o meno la metà delle case editrici scolastiche e universitarie d’Italia? La città dove è nata una delle più antiche case editrici d’Italia (Utet) che ha pubblicato anche una delle più antiche enciclopedie italiane, oltre che essere sede di Einaudi e Paravia (tra le altre)? Siamo sicuri che Torino, città in cui è nata La Stampa e in cui ha sede il gruppo GEDI proprietario di la Repubblica, L’Espresso, Secolo XIX, HuffPost Italia e Radio Deejay , “è indubbiamente esclusa dall’informazione e dall’editoria”? Torino, Città del Cinema 2020, che ospita il museo del cinema alla Mole Antonelliana, non c’azzecca proprio nulla col cinema?
    Tocco poi velocemente il tema lavorativo per dire che mi sembra riduttivo e sminuente menzionare solo il tuo ambito specifico, del quale non ho conoscenza e su cui mi fido. Torino è una città che ha un’offerta ricca sia per figure specializzate (penso agli ambiti ingegneristici), che non, rispetto al panorama italiano. Prova ne è la costante immigrazione di cui è stata oggetto ed è tuttora (anche se bisogna ammettere che al giorno d’oggi è più quella che lascia che quella che arriva).

    Infine lasciami dire che tante affermazioni lasciano il tempo che trovano se non sono confrontate ad un livello di riferimento, che peraltro sarebbe riduttivo pensare che possa essere solo italiano dato che per abitanti solo 6 città italiane ne hanno più di 500 mila e per potere politico, economico e culturale solo Milano, Roma e Napoli possono prendere parte al confronto.

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    • gynepraio

      Settembre 4, 2021 at 3:33 pm

      Non voglio leggere del mansplaining nelle tue parole e pertanto non lo cercherò volutamente.
      Temo che la percezione di una città senza verde sia veramente un po’ tua: ci sono parchi urbani enormi (il Valentino è famoso, ma la Pellerina -parco che nemmeno io frequento molto perché non vicinissimo a dove vivo- è grande come Villa Borghese, per darti un’idea). Probabilmente il dato sul rapporto abitanti-alberi che possiedo io è obsoleto e me ne scuso, ma tenderei a rigettare la tesi di una città grigia: credo che come sempre si tratti di come viene condotta un’analisi statistica. Ad esempio, io ho trovato un articolo de “Il fatto quotidiano” di novembre 2020 quindi relativamente recente che conferma quanto dico: tra le città grandi (quindi non Matera, Belluno, Trieste) Torino è quella con più metri quadrati di verde per cittadino, addirittura più di Roma. Te lo metto se ti va di leggerlo, ma quello che intendo dire è che penso tu abbia una visione deformata dal ricordo o dal quartiere in cui vivevi: è possibile? https://www.openpolis.it/il-verde-nelle-citta-come-servizio-ecologico-fondamentale/
      Come ho scritto e detto credo con sufficiente chiarezza anche nel video IGTV, le periferie torinesi soffrono di un degrado estetico e anche “salutistico” notevole rispetto alle zone centrali e spero che la prossima amministrazione comunale ne tenga conto.
      Io non ho mai denigrato il dinamismo della mia città né i suoi illustri passati dal punto di vista culturale -considerato che ci vivo- ma sono anche autrice di romanzi e podcast e posso immodestamente confermarti che il grosso delle decisioni, per quanto riguarda il mondo dell’editoria, non si prendono a Torino. Non significa che se fai lo scrittore devi trasferirti a palazzo Mondadori, ma che se vuoi fare l’editor sì. Poi puoi anche trovare lavoro da Einaudi, che però è una casa editrice piccola ma ha sede in un appartamento (lo so perché ci sono stata: immagina quindi a quante persone dia realmente lavoro) e, hello, fa nuovamente parte del gruppo Mondadori. I centri direzionali e le redazioni delle varie testate o radio di Gedi, a dispetto di dove possa trovarsi la sede legale del Gruppo, non sono a Torino. Il fatto che qui si girino molti film o che il Museo del Cinema sia a Torino, non significa che le case di produzione o che gli enti/ministeri che rilasciano finanziamenti siano a Torino, e sarebbe davvero bello se fosse come dici tu ma no, non è così. Chiedilo a chi vuole fare l’attore e si trasferisce a Roma per andare alle feste e conoscere i registi.
      Il primato ingegneristico di Torino l’ho ampiamente descritto nel mio video -che immagino tu non abbia visto-, così come ho spiegato perché ho scelto come termini di paragone le città dai 300.000 abitanti in su: allargando la scelta anche ad altri tipi di sistemazione entrano in gioco alcune variabili (il cinguettio degli uccelli? la presenza del mare? varie ed eventuali) che rendono impossibile un confronto lucido e realistico. Di solito, chi sceglie di trasferirsi in una città del Nord non allarga il confronto a piccole frazioni dell’entroterra umbro, ma effettua un confronto tra soluzioni paragonabili, ed era a queste persone che era destinato il mio post. Spero di essermi spiegata!

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  • Caterina

    Ottobre 19, 2021 at 1:52 am

    Tutte le città hanno bisogno di essere vivibili non solo per un centro storico, gli angolini salottieri o zone privilegiate, ma andrebbero curate nella loro totalità. È il decoro che manca, e Torino non è da meno. Noto la città trascurata in centro come in periferia, tutti i palazzi, i condomini, i relativi marciapiedi, i parchi, dovrebbero essere decorosamente conservati, ripuliti, ristrutturati, una regola sarebbe proprio l’obbligo di ristrutturazione e conservazione quando necessaria soprattutto per sicurezza, solo così si potrebbe vivere serenamente la città in ogni sua parte, purtroppo la maggior parte degli abitanti non si rende conto dei problemi e considerano egoisticamente solo il loro appartamento come colui che cura soltanto “il proprio giardino” e non l’esterno della costruzione, altri non si accorgono neppure del degrado e si accontentano di vivere in zone che reputano privilegiate e di frasi fatte. È il senso civico che va risvegliato, non solo quello dei comuni cittadini spesso distratti, ma anche quello di governanti e amministratori molte volte estremamente ignoranti anche riguardo conoscenze architettoniche e strutturali. Anche le zone “cresciute come funghi” (teniamo presente che ci vivono persone) secondo questi principi potrebbero riacquistare dignità, tenendo conto che, in città inquinate come Torino, il controllo andrebbe fatto – sempre – per ripulire e “rinfrescare”, nonché proteggere e risanare.

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