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By gynepraio15 Ottobre 2021In Books

“La spinta” di A.Audrain

“La spinta”, il romanzo d’esordio della scrittrice canadese Ashley Audrain e pubblicato in Italia da Rizzoli racconta della vita una coppia felice pesantemente sconvolta dall’arrivo della primogenita. Ha avuto un successo pazzesco, è stato tradotto in numerose lingue e ne faranno una serie. La storia è quella di una neomadre che fatica ad abbracciare e identificarsi nel proprio ruolo, attirandosi il biasimo del marito, della società e financo della figlia.
Molta dell’attenzione della critica si è concentrata sulla difficoltà di Blythe di accogliere la nuova arrivata, di superare le difficoltà pratiche ed emotive della genitorialità: sembrerebbe l’ennesimo libro sul potere destabilizzante della maternità.

la spinta di A.Audrain
Ci tengo a dirvi che “La spinta” è (almeno) altre 3 cose:

  • un thriller dai toni inquietanti e, diciamolo, piacevolmente disturbanti. Blythe ha la sensazione di vedere fatti che al resto del mondo sfuggono, di aver afferrato una verità semplice eppure impronunciabile, accompagnata dalla costante paura di perdere la lucidità e la capacità di giudicare;
  • un excursus sulla figlitudine e su quanto essa determini il nostro modo di essere genitori. Blythe, la protagonista, ancor prima che madre in difficoltà, è stata una figlia poco amata: aver avuto scarso accesso all’amore ha inficiato, o forse semplicemente arrugginito, le sue capacità di prendersi cura della primogenita. Questo vuoto affettivo pende sul capo di Blythe come una scure, aumentando il carico di aspettative: essere una buona madre significa per lei anche interrompere il loop di disamore cui è stata condannata
  • un ritratto della famiglia borghese e dei suoi vizi di forma. Mi riferisco soprattutto al modo in cui il lavoro di cura viene ripartito all’interno di una coppia “standard”, a come il comportamento atteso da una madre sia per lo più modellato sulla base di aspettative maschili, di stampo patriarcale e tradizionale.

Ne ho parlato anche in una diretta insieme al filosofo, autore, curatore e padre Leonardo Caffo, che potete recuperare su Instagram. La teoria che sostiene Caffo -e che io sposo pienamente- è che la frustrazione di Blythe sia legittima e paragonabile a quella di molte madri che hanno perso il lavoro o si sono trovate ad accantonare i propri progetti professionali in seguito ai lockdown che si sono succeduti negli ultimi 2 anni. L’aspettativa del marito di Blythe, cioè che essa sia una madre spontaneamente conforme e dedita alla causa, è la stessa che ha gravato sulle donne italiane cui è stato per intero demandato per intero il lavoro di cura domestica durante l’ultima pandemia.

Un’altra campana estremamente interessante è quella di Natalia Levinte, che ha recensito questo romanzo in una puntata del suo podcast. Per acquistare “La spinta”, questo è il mio link affiliato Amazon!

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One Comment

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    Novembre 11, 2021 at 3:04 pm

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