le virtù teologali del Gynepraio
VIRTù TEOLOGALI – N° 1 RISERVATEZZA
Ovvero l’antichissima arte di farsi i cazzi propri. Il che non significa disinteressarsi delle umane vicende, ma tenere sempre a mente il precetto che i fatti degli altri sono, per l’appunto, degli altri. Chi ha il dono della riservatezza non semina zizzania, non riporta le parole altrui, non pontifica sui sospetti, non commenta sempre e comunque anche in assenza di elementi per farlo, sa tenere un segreto e soprattutto riesce a vivere senza pronunciare a voce alta una opinione su qualsiasi cosa. La mia esperienza: nella maggior parte dei casi, chi manca di riservatezza nasconde noia (=non vive in un mondo vero fatto di esperienze vissute in prima persona, bensì in un mondo volatile costituito di eventi di cui altri sono protagonisti e lui solo commentatore/censore) e superficialità (=non sa stimare le conseguenze spesso gravissime della sua maldicenza). Alla noia e alla superficialità, che di per sè sarebbero già piaghe dure a sopportarsi, si aggiunge spesso anche un’indole cattiva e invidiosa. La mia reazione fisica: mutismo e rassegnazione, forzato autocontrollo.
Fumare mi era molto d’aiuto, ma ho smesso.
VIRTÙ TEOLOGALI – N° 2 TEMPERANZA
Ovvero la capacità di regolarsi, capire quando si sta per passare il segno e fermarsi in tempo. Chi possiede questo raro dono, è capace di osservarsi da fuori, come un muto spettatole di se stesso, e accorgersi che stai offrendo un tristissimo show: stai esagerando, ti stai ridicolizzando, ti stai rendendo insopportabile. Tra le maniere in cui più frequentemente ci si rende insopportabili vale la pena di ricordare: parlare troppo e/o troppo velocemente e/o a voce troppo alta e/o a sproposito, interrompere, monopolizzare la conversazione, iper-reagire, assumere quei toni che gli americani chiamano “Bitchy” e che tradurrei liberamente “atteggiamenti da cagna”. La mia esperienza: ho notato che i privi di temperanza sono da un lato incapaci di autocensurarsi, ma dall’altro sono ipergiudicanti. Insomma, non sono minimamente in grado di applicare a se stessi il metro di misurazione che utilizzano per il prossimo. La mia reazione fisica: cerco di sparire in modo da non essere coinvolta nella conversazione e non dover interagire, divento quindi silenziosa come un monaco buddista, invisibile, assente, pallida, rattrappita. Spesso mi addormento.
VIRTÙ TEOLOGALI – N° 3 CONCRETEZZA.
Ovvero la capacità di orientarsi nell’abisso che separa idea e azione. Delle 3 virtù teologali, è quella più bistrattata, perchè esiste una nutrita letteratura che considera la concretezza un limite, un difetto noioso e prosaico. Io però sono del partito “meno sogni e più progetti” (anche se suona come il motto di un imprenditore brianzolo del ramo insaccati): ma in verità i progetti sono solo dei sogni ridotti a cubetti più maneggevoli e digeribili, messi sul tavolo in ordine di urgenza/importanza. Il salto qualitativo da sogno a progetto implica però togliersi la tunica azzurra da sognatore e infilarsi la tutona grigia da operaio. La mia esperienza: spesso i sognatori cronici indossano il loro sogno per farsi belli, e se gli togli quel sogno restano nudi come il re della fiaba. La mia reazione fisica: cerco di restare attenta e prenderli sul serio, ma poi mi esce lo sguardo accondiscendente.






giulia
hai ragione, parole sante! Devo prendere esempio, tutte e 3 queste virtù mi mancano totalmente purtroppo…
gynepraio
Non buttarti giù. Sono sicura che sei riservata, si vede.
siboney2046
Magistrale. Non ho altro da aggiungere!
gynepraio
Grazie inge.
giuliacaterina
madonna, la gif di laura palmer mi ha fatto paurissima
gynepraio
Anche a me, ne avevo un’altra ancora più inquietante ma poi non me la son sentita