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By gynepraio5 Febbraio 2018In BabyPersonale

I miei maldestri ma volenterosi tentativi di sleep training

Ho già parlato in numerose occasioni di quanto la privazione di sonno sia stata per noi una costante fin dalla nascita di Elia. Non penso che il suo sia stato il caso peggiore della storia dell’infanzia italiana, ma che si sia trattato di un modello abbastanza classico: un bambino sano e normale allattato al seno che, una volta svezzato, ha mantenuto una struttura del sonno simile a quella di un lattante. Ovvero, bisognoso di essere accompagnato durante l’addormentamento e caratterizzato da risvegli reiterati.

SLEEP TRAINING: L’OBIETTIVO DI QUESTO POST

L’obiettivo di questo post non è spaventare le gestanti: il nostro caso è appunto nostro e dipende in parte da com’è fatto Elia, in parte da come noi l’abbiamo abituato ad affrontare il sonno durante i suoi primi mesi di vita. Se adesso mi chiedessero “dove hai sbagliato inizialmente?” non saprei rispondere, perché tutte le scelte che abbiamo effettuato fin dalla nascita sono state compiute in buona fede e, ancora adesso, non vedo niente di palesemente sbagliato nel fatto di averlo cullato in braccio cantandogli delle canzoni di mia squisita invenzione, o nell’averlo addormentato a forza di carezze nel mio letto per poi trasferirlo nel suo, o nell’essere sempre accorsi al suo capezzale al minimo miagolio per rassicurarlo e farlo riassopire. Sono tutti metodi validi che avrebbero potuto funzionare e guidarlo dolcemente ai piaceri del sonno autonomo, ma che nel nostro caso sono stati fallimentari: Elia a 18 mesi non aveva ancora imparato ad addormentarsi da solo quando era palesemente stanco, né a riprendere sonno dopo uno dei fisiologici microrisvegli notturni. Siccome, ripeto, il mio obiettivo non è seminare il panico, non vi dirò che tipo di angoscia gravava sul mio sterno quando si avvicinavano le 21:00 e mi accingevo alla cerimonia dell’addormentamento, seguita da trasferimento nel suo letto, seguita dal lancio dei dadi per indovinare quando si sarebbe svegliato e se quindi sarei riuscita a farmi 3 ore consecutive oppure no. Negli ultimi tempi, prima di mezzanotte si era già svegliato e mi toccava, ogni volta, ripetere la sequenza: estrailo del letto, coccolalo, fallo riaddormentare, riadagialo nel suo lettino sperando che nulla turbi la manovra e che si riaddormenti. Ripeti almeno 3 o 4 volte per notte. Se l’ultimo risveglio si verificava dopo le 5, le speranze che richiudesse gli occhi erano inesistenti e quindi ci si svegliava tutti e tre. Tutto questo senza poter contare su nessuno dei metodi, diciamo, ad alto contatto: non lo allattavo più, non ha mai voluto il biberon, non gli è mai particolarmente piaciuto dormire con noi.

sleep training

Per dire, con i biberon ci abbiamo fabbricato le maracas

L’impatto sulla mia psiche si manifestava in sonno perenne, irritabilità estrema, ansia dinanzi al calar delle tenebre. In più, peggio di tutto il resto, l’assenza di energia finiva col ripercuotersi negativamente sul mio rapporto “diurno” con Elia. Quindi non ero paziente, volenterosa, disposta a giocare, assecondarlo nelle sue esplorazioni domestiche o sorridere dei suoi disastri. Mi sono ritrovata in alcune occasioni a sbuffare, ad alzare gli occhi al cielo, a dedicarmi a lui senza quel tipo di passione che credo gli sia dovuta.

L’obiettivo di questo post non è nemmeno invitarvi a seguire il mio modello: voglio solo dire che non necessariamente occorre accettare passivamente di non dormire per due anni “perché essere genitori è così”. Stabiliti i propri limiti di sopportazione, ognuno è libero di resistere finché vuole: ma se la situazione sta bene a un solo membro della famiglia -il piccolo, nella fattispecie- forse bisogna lavorarci su e trovare un compromesso che vada bene a tutti. A maggior ragione che un sonno frazionato, a mio modesto parere, non è positivo nemmeno per il bambino e ha un effetto irritante su di lui come sui genitori (anche se le madri ad alto contatto che allattano di notte ogni 40 minuti mi salteranno alla gola e mi denunceranno alla Leche League).

SLEEP TRAINING: I CONSIGLI E LE FONTI

Per me è stato molto utile parlarne con la pediatra -figura alla quale, per via della buona salute del piccolo e della mia presunzione, ricorro molto di rado se non per pure questioni sanitarie- la quale mi ha spiegato in modo figurato che cos’era il sonno per Elia: una sorta di “cibo” che io gli somministravo, oppure una “magia” che io gli facevo. Elia non aveva capito che il sonno lui ce l’aveva già dentro e doveva solo farlo venire fuori. Inoltre, mi ha fatto riflettere su quanto doveva essere stabilizzante addormentarsi in un luogo (es. in soggiorno sulla sdraietta) e risvegliarsi in un altro (la sua stanza dentro un lettino con le sbarre): anche un adulto sarebbe stato colto da un senso di smarrimento, no? La seconda persona che mi ha aiutato è stato un educatore (sì, un ragazzo!) del nido di Elia, a sua volta padre di una bambina, il quale mi ha fatto capire che la chiave del problema stava nella nostra eccessiva presenza durante la fase dell’assopimento, perché il piccolo avrebbe sempre associato quel momento a uno di noi genitori e l’avrebbe quindi richiesta a ogni risveglio. L’ultima persona che mi ha aiutato a riflettere è stata Francesca, una ragazza italiana che vive nel Regno Unito e che mi ha spiegato come è uscita da una situazione analoga alla nostra ricorrendo all’aiuto di una professionista: anche mia cugina, che vive a Dublino, si è appoggiata a una figura simile quando il suo bambino più piccolo aveva avuto dei disturbi del sonno.

Esiste evidentemente una differenza tra l’Italia e i Paesi anglosassoni, dove operano figure di ostetriche-counselor specializzate in allattamento, sonno, svezzamento e via dicendo. Non che in Italia non ci siano le ostetriche, ma l’assistenza specializzata e domiciliare è un servizio al quale ricorrono poche donne. Io stessa, a luglio 2017, mi ero rivolta a queste specialiste, ma poi non avevo fruito del servizio perché di lì a poco saremmo partiti per le ferie e non era un investimento che desideravo fare subito. Comunque, mixando i suggerimenti di queste persone e ricorrendo alla forza della disperazione, ho deciso di creare una routine serale affettuosa al termine della quale ci saremmo salutati e rivisti il mattino dopo. La prima sera, Elia ha pianto ben più di un’ora; la sera dopo solo 20 minuti, quella seguente 4 minuti, poi 1 solo minuto. Poi basta.

Il suo pianto non era di paura: sapeva che eravamo lì, abbiamo lasciato uno spiraglio di porta aperto, ha sempre sentito i rumori di casa (anche se, dopo 18 mesi di coprifuoco, noi ci muoviamo come dei ninja). Si trattava di un pianto di rabbia, dovuto al fatto che l’avevamo privato di un’abitudine o di una dipendenza: ma nel giro di 4 o 5 giorni ha capito che il sonno alle 21:15 arriva, e che se alle 3 di notte si sveglia per un colpo di tosse può “riacchiappare il sonno” e assopirsi di nuovo. Pensavo che sarebbe stato risentito e arrabbiato con me, che mi avrebbe in qualche modo manifestato il suo dissenso ma così non è stato.

SLEEP TRAINING: LA ROUTINE

La routine che in maniera del tutto empirica io ho messo insieme, inizia verso le 9 e include i seguenti step:

  1. annuncio ad alta voce che è ora di andare a letto
  2. cambio pannolino
  3. pigiama
  4. giro in cucina per bere acqua a volontà
  5. indossare ciuccio e sacco nanna (di cui avevo parlato qui)
  6. sedersi abbracciati sulla poltrona da allattamento
  7. breve storia di mia invenzione tratta da fatti realmente accaduti (“di quella volta che mamma non passò l’esame di guida“, “di quella volta che mamma stava per perdere un aereo perché era nello store di Victoria’s Secret e annunciarono il suo nome all’altoparlante“)
  8. bacio e arrivederci
  9. consegna dell’orsetto
  10. spegnimento luci e chiusura porta

A volte lo metto nel letto con gli occhi a mezz’asta, altre volte è ancora sveglio e ripassando davanti alla sua porta sento che parlotta tra sé o si canta una specie di nenia tutta sua. Ciò che conta è che non piange e nel giro di 10 minuti si è addormentato comunque.

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Io non ci posso credere che fosse così minuscolo

SLEEP TRAINING: I RISVEGLI

Nel caso di risvegli notturni, evitiamo di accorrere e lui, nel giro di pochi secondi, si riaddormenta autonomamente. Mi è accaduto una sola volta di dovermi alzare e dargli una tanica d’acqua che ha bevuto a gargarozzo, per poi girarsi e ripiombare nel sonno (si è poi scoperto che a cena aveva mangiato un sacco di pasta al pesto che era forse più salata rispetto al solito). Lo stesso metodo l’abbiamo applicato anche in trasferta, in altri letti e altre stanze, e ha funzionato bene. Sempre l’identica routine ci ha dato soddisfazioni persino in presenza di ospiti a casa: una volta coricato Elia, abbiamo continuato a parlare, fare giochi di società, scolarci un amaro.

SLEEP TRAINING: I RISULTATI

Non penso di dover specificare che non è stato divertente ascoltare mio figlio piangere di rabbia per oltre un’ora e che avrei preferito fosse uno di quei marmocchi narcolettici che si abbioccano ovunque, ma credo di avergli fatto a modo mio un regalo:

  • gli ho insegnato a trovare il sonno dentro di sé. Spero col tempo di insegnargli ad addormentarsi da solo anche al pomeriggio -come peraltro già fa al nido- ma ora non insisto perché mi sento una miracolata e non voglio peccare di ubris
  • gli ho regalato un umore migliore. La mia sensazione è che sia più allegro, ragionevole e anche più sveglio. Non voglio invocare la scienza, ma fior fior di ricerche dimostrano che il sonno è fondamentale per un buono sviluppo cerebrale infantile: non so se nel mio caso le due cose siano correlate, ma da quando le sue notti sono regolari e prive di interruzioni, Elia ha cominciato a parlare, ripetere, fare giochi più complessi.

O forse sono io che noto le sue evoluzioni perché lo osservo con maggiore attenzione e meraviglia: mi sento -forse ingiustamente ma non mi vergogno a scriverlo- una madre meno esaurita e più paziente. Anche aver recuperato le energie per guardare un film o leggere qualche pagina è un altro beneficio che non mi sento di sottovalutare.

Lo svantaggio di questa routine è che rende molto difficile uscire la sera: per questo motivo, temo che per i prossimi tempi andremo raramente al ristorante o fuori da amici. Credo tuttavia che non si possa avere sempre tutto, e in questo momento va bene così.

Penso che non avrei fatto questo tentativo quando Elia aveva 6 o 7 mesi: probabilmente mi sarebbe parso troppo traumatico, avrei preferito un metodo più delicato e progressivo, o forse non ero tanto distrutta come lo ero a dicembre. Il pianto di un neonato è diverso da quello di un bambino: è una pugnalata al cuore, dalla quale percepisci la sua paura e la sua ansia. Tuttavia ho trovato la testimonianza di una madre che ha applicato un metodo simile al mio su un bambino molto più piccoli, appoggiandosi a una specialista che afferma che si può educare al sonno anche i bambini di sole 16 settimane (probabilmente non allattati al seno, ipotizzo io). Sia la madre sia la specialista che viene intervistata, tuttavia, concordano che non esista nessun metodo di sleep training che non includa un po’ di pianto.

In ogni caso, vi riporto due articoli in merito: il primo e il secondo.

 

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22 Comments

  • Veronica

    Febbraio 5, 2018 at 7:17 am

    Ciao Valeria, ti seguo da sempre ma praticamente non commento mai. Finora noi siamo stati fortunati per quanto riguarda il sonno con la nostra Bea (quasi 14 mesi, e tocco legno), ma ad esempio si rifiuta di bere acqua, è super difficile nel mangiare ecc. Ho letto i tuoi post relativi ad Elia, e mi hanno divertito ed aiutata nei momenti in cui mi sentivo stanchissima, “chimelohafattofarehhh” e via discorrendo, soprattutto ho amato il tuo post in cui ehi, si possono avere i capelli puliti anche con un bimbo di 8 mesi eh. Mi sono spesso sentita egoista: quando la lascio alla tata, quando non ho voglia di giocare con lei, quando mi va di andare a leggere in santa pace, quando viaggiamo in aereo e vorrei solo guardarmi un film… ‘nzomma, grazie. Spero che tu continui a scrivere su questo filone mammesco in questo modo: equilibrato, realista, gentile.

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    • gynepraio

      Febbraio 5, 2018 at 10:32 am

      Grazie per le tue parole; anche io credo che tutti i bambini abbiano il loro tallone d’Achille, e se non è il sonno è l’appetito, se non è il sistema immunitario è la digestione. Penso che certe forme di egoismo, entro i limiti imposti dalla propria coscienza, non siano sbagliate a priori se servono a far stare bene tutti, anche solo sul breve e medio periodo. In bocca al lupo!

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  • Giulia corradi

    Febbraio 5, 2018 at 10:50 am

    aspettavo questo articolo , ti seguo sempre con interesse, soprattutto sui temi riguardanti la maternità , perché sei molto equilibrata , concreta e vera. (rifuggevo prima di essere mamma dalle madri ossessionata e lo faccio anche ora ).
    mio figlio ha 4 mesi , non allatto ma osservo tutti quei rituali che impediscono di trovare il sonno dentro di sé : lo collo in braccio e poi lo traslo nella culla, dorme ancora nella next to me a fianco a me, ogni minimo sospiro sono li exc. ) so che prima o poi dovrò passare ad un metodo diverso e aspetto probabilemte a quando lo passerò nella sua cameretta tra qualche mese (dorme cin me prevalentemente perché sono ossessionata dalla sids) . trovo giusto il tuo metodo e molto sensate le motivazioni (sono medico ed è così , devono capire che il sonno è una cosa loro che non scompare se scompari tu). penso che aspetterò ancora un po’perche non sono pronta io

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    • gynepraio

      Febbraio 5, 2018 at 4:08 pm

      Mi trovi d’accordo con te, anche io non sarei stata pronta a instradarlo verso il sonno autonomo a soli 4 mesi. Quando dormirà nella sua stanza i risvegli ti peseranno di più e a quel punto valuterai come procedere!

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  • Elena

    Febbraio 5, 2018 at 1:40 pm

    Brava Valeria e bravo Elia! Il sonno è importantissimo, per loro e per noi…mia figlia era una bambina che non dormiva mai e dico mai nei suoi primi tre mesi di vita, la mettevo nella culla piangeva, nel passeggino piangeva, nel lettone non dormivo io e stavo per esaurire. Ho letto un libro molto bello “facciamo la nanna”, e un altro di brazelton in cui vengono spiegati i cicli di sonno dei bambini che dopo i 4 max 6 mesi dovrebbero essere ininterrotti, se proprio proprio fino all’ anno. Il vero punto cruciale è, secondo me, abituarli a prendere una routine serale (ovviamente ciò implica che i genitori si attacchino al tram x uscire la sera) e a autoconsolarsi. Infatti la situazione da noi si è ribaltata quando Costanza ha iniziato a ciucciarsi le dita e a consolarsi così, il ciuccio lo ha sempre odiato. Fino a 10 mesi ha preso un pasto di latte da me verso le prime ore dell alba ma si riaddormentava e buonanotte, poi non ha più voluto il latte e così ha dormito tutta notte. L addormentamento serale consisteva in cantarle la ninna nanna mentre era mezza sveglia nel lettino e farla addormentare così. Ovviamente ci è voluto del tempo per abituarla a non stare in braccio (a volte un’ ora di ninna nanna, a volte meno x un sei mesi circa) ma posso dire che si è abituata, ha pianto all’ inizio ma adesso dorme, è una bambina serena e tranquilla.
    Per il pomeriggio c’è voluto un anno di proteste ma alla fine ha imparato anche a fare il suo riposino. Quindi quando mi dicono ora ” sei fortunata è brava e dorme” vorrei ammazzarli perché no, lei avrebbe comodamente dormito con me (rettifico:sopra di me), sono io che non ho voluto per la mia e sua salute mentale. Ah, devo dire che molto spesso quando si svegliava e aveva mangiato una mano santa era quella del papà, a cui non associava il seno e per cui si addormentava con lui senza attaccarsi e facendole capire che non era l ora della pappa.
    Se mai arriverà il secondo figlio spero però in un bebè narcolettico, grazie !

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    • gynepraio

      Febbraio 5, 2018 at 4:06 pm

      Per una questione di contrappasso DEVE essere così!

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  • Cristina

    Febbraio 5, 2018 at 2:39 pm

    Dall’alto della mia bimammità con due figli dai mille risvegli, sentenzio la seguente: abbiate fede! Il primogenito dai 3 anni ha iniziato a dormire tutta la notte tranne rarissime eccezioni di malanni. Il piccolo che ha un mese più di Elia ancora si risveglia la notte e in quel caso (come ai tempi per il grande) noi ce lo portiamo nel lettone e via fino al mattino. Dall’anno e mezzo entrambi sono stati spostati in camera dove vengono addormentati con noi lì presenti, poi quel che succede succede. I risvegli fino ai 3 anni sono fisiologici, bisogna sapere che poi passeranno

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    • gynepraio

      Febbraio 5, 2018 at 4:05 pm

      Su questo non avevo dubbi: tutti i bambini dormono prima o poi, ma anche dinanzi alla fisiologicità dei risvegli credo che sia dovere dei genitori rispettare il proprio limite di tolleranza.
      Il tuo evidentemente si colloca intorno ai 3 anni, ma la maggior parte delle madri che conosco hanno una soglia più bassa. Insomma, complimenti ma il martirio non è per tutti.

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  • Enia

    Febbraio 5, 2018 at 4:33 pm

    Ciao Valeria,
    sono una quasi-psicologa (sulla strada dell’abilitazione) e ho fatto un lungo periodo di formazione in una Neuropsichiatria.
    Per lavoro, come educatrice, mi sono occupata di madri che dovevano dormire (spesso per problemi di salute) e di come accompagnarle nell’educazione al sonno dei bambini.
    Una volta, una collega anziana, molto competente, a una mamma disse “Lo lasci piangere”.Ai tempi mi era sembrata una cosa terribile:lasciare piangere un bambino.Eppure non aveva torto.
    L’altro punto fondamentale (che tu hai sottolineato) è la routine.I bambini possono essere educati al sonno, chiaramente la routine costa tempo e fatica, ma, alla lunga ne guadagnano tutti in salute!

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    • gynepraio

      Febbraio 6, 2018 at 10:27 am

      Anche perché ovviamente i bambini devono manifestare dissenso, visto che ovviamente non sono d’accordo. Ma non hanno altro modo di manifestare il dissenso se non piangere, per cui credo che un “quid” di pianto vada in generale accettato…Mi rincuori moltissimo

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  • Daniela

    Febbraio 5, 2018 at 7:10 pm

    Ciao Valeria, è sempre un piacere leggere i tuoi post sulla maternità così equilibrati e sensati. Qui col sonno ancora si balla, e non so le volte che mi domando se sono io a sbagliare qualcosa (specie quando tutte le persone intorno a te hanno bimbi che si sparano nottate intere dal primo mese in pratica!). Giulia ha 6 mesi, e devo dire che per certi versi non ce la caviamo male: abbiamo una nostra routine serale, anche se a volte mi sembra dorma di più quando la scombiniamo, e da un po’ non si addormenta più in braccio (il che a volte è anche frustrante, quando non riesce a prendere sonno subito e piange disperata non so che fare, cullarla non funziona più e a volte mi sembra che l.mia presenza le dia quasi fastidio), quindi alla fine prende sonno da sola, eppure ci sono ancora diversi risvegli la notte, dorme in camera con noi per necessità e ancora la faccio mangiare di notte per farla riaddormentare. Penso che prima o poi dovrò abituarla a non riaddormentarsi col biberon ma il sonno non aiuta ad essere lucidi! Spero riesca a imparare da sola nel giro di un tempo ragionevole (ancora non torno a lavoro e posso reggere un altro po’, forse!), ma probabilmente dovrò aiutarla io… spero solo di esserne in grado quando sarà! Grazie mille per raccontare la tua esperienza! 🙂

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    • gynepraio

      Febbraio 6, 2018 at 10:26 am

      Grazie a te per le tue parole! In bocca al lupo

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  • Martacci

    Febbraio 5, 2018 at 7:13 pm

    Quanta ragione hai!
    Per noi, i punti di rottura sono stati quattro:
    1- L’addormentamento nel lettino e non in braccio sulla poltrona: lui e’ sdraiato e io canto (seduta / sdraiata vicino a lui) fino a che (uno dei due) non si addormenta. Nessun pianto.
    2- Il pigiama caldo e morbido (gia’ detto altrove).
    3- La verbalizzazione: “mamma, ciuccio”, “mamma, acqua”, “mamma, *nome della canzone che vuole ascoltare*”, “mamma, cavallo mangia e poi…”. ohhhhhh, finalmente ci capiamo qualcosa del perche’ ti svegli e possiamo imbroccare la risposta! Credo che sapere che se chiama possiamo rispondere al suo bisogno lo rassicuri e quindi non si sveglia quasi piu’. Quando vado a letto, gli sposto il ciuccio vicino e l’ho gia’ spiato svegliarsi, piangiucchiare, cercare il ciuccio, metterselo in bocca, alzarsi per venire da noi e ricrollare addormentato prima di aver mosso un passo. A volte lo trovo al mattino addormentato in mezzo alla stanza. Pazienza, tanto ha il pigiama caldo e morbido! 😉
    4- Sta meglio: i primi due anni di vita sono stati un ciclo continuo di raffreddore – bronchiolite – otite – laringite – falso krup (o come si chiama), puntaggiati dall’occasionale virus gastrointestinale. Dormire era quindi impossibile per lui e per me. Ora (shhhhhhh) sta meglio (shhhhh) e quando sta male, invece di morire d’ansia, so cosa fare (principalmente lo annafio di siero fisiologico).

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    • gynepraio

      Febbraio 6, 2018 at 10:25 am

      Se trovassi il bambino addormentato in mezzo alla stanza penso che mi verrebbe un infarto!

      svgRispondi
  • Francesca

    Febbraio 6, 2018 at 12:19 pm

    Grazie infinite per questo post! Mi avevi già spiegato a grandi linee i vari passi….e tutti questi dettagli in più sono preziosi. Ciò che hai descritto spiega per filo e per segno la nostra vita…almeno la parte che riguarda il sonno del nosteo Elia. Anche qui, da appena nato ha sempre fatto molta fatica ad addormentarsi…sia in braccio che nella culla che nel lettone…e piangeva per ore disperatamente…fino a perdere la voce! E io piangevo con lui….non mi sono mai sentita così inadeguata e depressa come nei suoi primi mesi di vita. Lui beveva sia al seno che il biberon…perche non si saziava solo col seno. Verso i 4 mesi abbiamo trovato i nostri ritmi, soprattutto per il sonno…e lui aveva smesso di mangiare di notte! Non dico che dormivamo una notte intera…ma almeno non piangeva e nn stavamo svegli per ore. A 8 mesi mi lascio convincere da mio marito a spostarlo nella sua cameretta…da lì è ricominciato l’inferno…pianti inconsolabili e ore di veglia. L’abbiamo riportato in camera nostra e non è migliorato nulla…ma nulla di nulla. Io sono distrutta…ormai ha 13 mesi….non so più cosa sia dormire almeno 3 ore di fila….e come dici tu…a parte le notti pessime, il problema si presenta di giorno perchè io sono sempre nervosa e arrabbiata…si arrabbiata con lui e magari non dovrei dirlo, ma è così, non riesco ad accettare che lui non riesca a dormire…non mi piace questo lato dell’essere mamma. E lui continua ad addormentarsi solo in braccio (e ci mette max 15 min)…se provo a metterlo nel suo lettino e a stare solo lì accanto a lui a cantargli qualcosa….ci mette anche più di mezz’ora e serve che io gli eviti di arrampicarsi alle sponde…di lanciare pupazzi…di strappare lenzuola…insomma serve che io lo contenga in qualche modo….per me non è comunque addormentarsi da solo. Hai avuto degli ottimi consigli e sono contenta che stia funzionando benissimo….appena trovo il coraggio e mi sento pronta…metterò in pratica questo metodo….incrociamo le dita!

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    • gynepraio

      Febbraio 12, 2018 at 2:27 pm

      Ciao Francesca, io spero per te che il tuo bambino cominci a dormire spontaneamente senza bisogno di farti coraggio e ricorrere a un metodo che non senti nelle tue corde. Un abbraccio

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  • Gi

    Febbraio 6, 2018 at 8:25 pm

    Premetto che manca veramente pochissimo alle mie notti insonni visto che ho il termine tra meno di tre settimane e non ho idea di cosa voglia dire gestire un neonato. Percio’ da profana ti dico grazie per aver condiviso. A me sembri davvero una brava mamma. Sono contenta che abbiate trovato un vostro equilibrio e che riusciate a godervi di più tutti insieme. Un abbraccio e grazie

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  • Alessandra Bortolotti

    Dicembre 11, 2019 at 1:37 pm

    Mah…i risvegli sono fisiologici, è il caso di farci un pensierino prima di fare un figlio e poi cercare in tutti i modi di farli essere come vogliamo noi…

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    • gynepraio

      Dicembre 11, 2019 at 2:00 pm

      Ti ringrazio per il tuo contributo, anzi, sai che c’è? Alla prossima madre che conosco e incontro che, per via della sleep deprivation cronica, fa una minchiata paurosa e pericolosa per sé e per il prossimo glielo inoltro direttamente, sono sicura che lo apprezzerà e soprattutto troverà la tua predica davvero utilissima.

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  • Rebecca

    Marzo 31, 2020 at 2:16 pm

    Grazie, questo articolo mi ha dato la forza di provarci ora, a 2 anni passati (si sveglia solo una volta la notte ma ci richiede per addormentarci e la cosa va avanti a volte anche un’ora…) A inizio gravidanza avevo letto un libro “Così calmo il mio bambino” davvero utile su questo, che suggeriva alle madri che allattavano di separare la poppata dal momento della messa a nanna (naturalmente dal terzo mese in poi). Il concetto era proprio quello di far capire al bambino che il sonno è qualcosa di suo, non che viene da altri (la mamma o chi per lei). In generale, mi torna moltissimo il concetto di educazione al sonno e credo che il sonno autonomo sia davvero un bel regalo per bambini e genitori.

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    • gynepraio

      Maggio 1, 2020 at 1:59 am

      Magari non ridurti al mio livello di stress, che mi spiacerebbe…

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