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By gynepraio14 Marzo 2019In Personale

Riconoscere il mansplaining

Venerdì 8 marzo presso l’Associazione Culturale Qubì di Torino si è tenuto Think Ladies: una cena informale in onore della Giornata Internazionale della Donna durante la quale si sono svolti anche degli interventi. Ho avuto il piacere di dire i miei two cents sul tema del Mansplaining. Questa è solo una breve trascrizione di ciò che ho detto, che per chi è fortemente sensibilizzata sul tema, risulterà una banale scoperta dell’acqua calda: insomma, se siete ferrate, non è questo il post per voi. Contiene esempi da manuale e  casi che hanno già fatto più volte il giro del mondo.

Quello che però ho scoperto, da un sondaggio informale su un campione di 130 donne, è che meno di 10 conoscevano il significato di questa parola. Tra le ignare, c’erano anche anche avvocate, ingegnere, manager, ex accademiche: insomma, persone che, almeno nel mio immaginario, operano quotidianamente in settori ancora maschilisti, spesso competitivi e che del fenomeno avrebbero dovuto, sempre nel mio immaginario, essere a conoscenza. Non significa che non l’abbiano mai subito, ma molto semplicemente non gli avevano mai dato un nome né si erano soffermate ad analizzarne le manifestazioni più ricorrenti. Io sì, però.

………………………………………………………

Ciao a tutte, io mi chiamo Valeria e questa sera vorrei parlarvi di mansplaining. Molte di voi sapranno già cos’è, se non altro perché ne sono state vittime, ma per chi non lo sapesse il mansplaining indica l’atteggiamento paternalistico e/o saccente di alcuni uomini quando spiegano a una donna qualcosa di ovvio, oppure qualcosa di cui lei è esperta, perché pensano che lei non capisca davvero la materia in cui è specializzata, oppure qualcosa che non conoscono bene perché pensano comunque di saperne più di lei.
Di tutte le forme di sopraffazione è la più sottile perché, non coinvolgendo nessuno scontro fisico e non lasciando ferite documentabili, è difficile da riconoscere e contrastare. Inoltre, essendo spesso travestito da gentilezza o disponibilità, il mansplaining spiazza la vittima e la pone nelle condizioni di subirla per non “dare fastidio” all’interlocutore.
Io ne sono stata vittima a lungo -e con ogni probabilità lo sono tuttora!- ma ho pensato che valesse la pena di raccontare quello che ho appreso e tramutarlo in un vademecum in 3 punti per riconoscere i mansplainer, scoraggiarli nella loro pratica o, quantomeno, evitarli come la peste.

RICONOSCERE IL MANSPLAINING: INTERROMPERE

Non lo dico io perché sono incazzata, lo dicono le ricerche: i maschi, durante gli incontri e le conversazioni, tendono a prendere più spesso la parola rispetto alle donne. Secondo uno studio effettuato dall’Università di Princeton, 3 volte di più. Se non riescono a prendere la parola, la ottengono interrompendo: secondo uno studio del 2015, più del doppio rispetto alle donne.

Un esempio brillante l’ha offerto Kanye West che nel 2009 salì -ovviamente non invitato- sul palco degli MTV Music Awards e interruppe il discorso di ringraziamento dell’allora diciannovenne Taylor Swift che aveva appena vinto il premio per Best Video per dirle che sì, ok, la sua canzone non era malaccio ma quella di Beyoncé era meglio e avrebbe dovuto vincere.

mansplaining gynepraio

La riprova che il mansplaining non è appannaggio dei caucasici, ed è fastidioso anche se ha la finalità (magari nobile, eh) di portare alla luce le doti di un’artista afroamericana.

RICONOSCERE IL MANSPLAINING: PARLARE DI CIÒ CHE NON SI CONOSCE

Gli uomini sono più propensi, rispetto alle donne, a millantare un’esperienza che non possiedono o a esporsi su argomenti che non padroneggiano. L’origine di questa sicumera è culturale: le bambine, a scuola e in famiglia, subiscono maggiore censura e vengono invitate a esprimere moderatamente le proprie opinioni, o non esprimerle affatto.
Il primo mansplainer che abbia conosciuto è mio padre, che non aveva la patente ma che quotidianamente faceva a mia madre un report con annesso sermone degli errori che lei commetteva alla guida, o che le dava indicazioni su come eseguire le più comuni manovre. Ma il mansplaining è subdolo, è una forma di sopraffazione sdoganata e sottile: causa fastidio ma non genera quasi mai la giusta reazione. Queste scene domestiche mi hanno sempre provocato un senso di disagio e vi ho sempre visto una “distonia” logica (=lei guida e lui critica? Qui i conti non tornano!), ma evidentemente non abbastanza. Anni dopo, infatti, mi sono fidanzata con uno che veniva vicino a me -che ho imparato a cucinare da due nonne emiliane- e mentre affettavo le verdure per il soffritto cercava di insegnarmi come fare il ragù. Ci sono voluti anni, ma ci siamo lasciati e ho imparato a reagire nel modo giusto, l’unico che funziona: cioè dicendo “grazie ma non mi interessano le tue spiegazioni”.

RICONOSCERE IL MANSPLAINING: ESSERE INOPPORTUNI

Tradotto in italiano, la pratica del mansplaining porta a clamorose figure di merda: mio padre faceva mansplaining, ma almeno aveva il buon senso di tenere l’episodio nell’abitacolo di un auto. I migliori sono invece quelli che lo fanno sui social.

mansplaining gynepraio

Qui è quando la ciclista olandese Annemiek van Vleuten, dopo una caduta durante le Olimpiadi di Rio de Janeiro durante la quale ha rischiato di crepare e ha visto sfumare il sogno di una medaglia d’oro, riceve un’utile suggerimento da uno sconosciuto a caso su Twitter. Ehi ragazzina, non te l’hanno detto che la prima lezione nel ciclismo è “tieni stretto il manubrio”?

mansplaining gynepraio

Qui invece è quando l’astronauta della NASA Jessica Meir effettua una simulazione delle condizioni fisico-climatiche dello spazio e afferma ironicamente che a 63.000 piedi l’acqua bolle spontaneamente.
Ma per fortuna interviene un altro sconosciuto che la corregge dicendole che “non è propriamente vero che l’acqua nello spazio bolle spontaneamente, è più che altro una questione di pressione, insomma un principio base della termodinamica”.

mansplaining gynepraio

Il mio preferito però è lo sconosciuto suggerisce alla scienziata Katherine Mack di andare a studiare prima di dichiararsi spaventata dalla bufala del riscaldamento globale. Ma lei è così umile da dirgli: “Vedi caro, ho già fatto un dottorato in astrofisica, più di questo mi sembrerebbe quantomeno un’esagerazione”.

Spero di aver fornito tre utili strumenti per riconoscere un mansplainer, e scrollarvelo di dosso. Ma chi ha più bisogno di sentirne parlare sono i fratelli, gli amici, i colleghi, i figli o i compagni che si sentono in dovere di insegnarvi il parcheggio in retro, il ragù o le leggi della termidinamica. Questo diagramma di flusso è opera dalla designer americana Kim Goodwin: io mi sono solo limitata a tradurlo in italiano. Fatene quel che volete: appendetelo sul frigo, infilatelo nel romanzo che hanno sul comodino, ma fate in modo che lo leggano.

mansplaining gynepraio

PS Siccome non so usare Photoshop né Illustrator, dell’impaginazione di questo diagramma si è occupato Riccardo: pensate un po’, è un maschio eppure l’ha fatta spontaneamente, senza nemmeno cercare di insegnarmi come farlo. Siate tutti come Riccardo.

svgLibri in 3 parole: "Affari di cuore"
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svgPosta del Cuore Marzo 2019

18 Comments

  • Chiara

    Marzo 14, 2019 at 12:33 pm

    Ciao! Interessanti punti di vista, ma bo, non mi convince. A mio modestissimo parere gli esempi che hai riportato sono ascrivibili alle più generiche categorie di maleducazione, stupidità e prepotenza, e sono comportamenti che vedo porre in essere indiscriminatamente sia da uomini che da donne. Io non guido e non ho la patente, ma non manco mai di far sapere al mio compagno quanto secondo me sarebbe meglio se rallentasse, usasse il freno in modo meno scattoso, passasse per l’altra strada che sì è vero che è più trafficata ma anche molto più corta… L’episodio di Kanie West è emblematico della maleducazione e della pochezza per cui quest’uomo non ha mancato di farsi notare anche in tante sue altre uscite infelici. Eddai, su, stiamo parlando di uno che sostiene che la schiavitù, per gli schiavi neri, sia stata una scelta!
    E anche le sbruffonate sui social dei leoni da tastiera prodighi di consigli e puntualizzazioni sceme, io onestamente le vedo quitidianamente e le ho sempre percepite come fenomeno gender free.
    Per concludere: sono comportamenti fastidiosissimi? Assolutamente sì. Sono espressione di maschilismo? Secondo me no, o meglio non necessariamente, e non al punto di dargli un nome così evocativo!

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    • gynepraio

      Marzo 14, 2019 at 1:23 pm

      Come ho premesso, questa è la trascrizione di un discorso che è stato fatto durante un cena quindi, per forza di cose, non mi sono addentrata all’interno dei terreni dove il mansplaining raggiunge la sua peggiore manifestazione: quello aziendale-imprenditoriale (che io conosco bene e in prima persona), quello scolastico-accademico (così, se vuoi farti un giretto: http://mansplained.tumblr.com/ e quello politico-amministrativo.
      L’episodio di Kanye West era finalizzato a rimarcare il concetto dell’interruzione come strumento di sopraffazione maggiormente usato dagli uomini: ho citato 2 studi -entrambi molto autorevoli- che dimostrano l’esistenza del fenomeno, e ce ne sono almeno altrettanti che non ho citato perché non era la sede idonea. Ricorrere a esempi di mansplaining plateali serve ad avvalorare ciò che dico, perché se avessi citato i millemila episodi di cui sono stata vittima io nel mio ufficietto di provincia non avrebbe avuto lo stesso impatto, penso sia chiaro, no?
      Dopodichè, se sei utente di Twitter, ti sarai resa conto tu stessa di quanto l’atto dello “sminuire per aggredire” sia usato con maggiore frequenza e spregiudicatezza dagli uomini rispetto alle donne. E se, su Twitter o altrove, non hai mai notato il fenomeno, forse non vivi nel mio stesso mondo e a questo punto non posso che esserne felice per te!
      PS Per favore, cerchiamo di non essere ottusi né di mettermi in bocca cose che non hai mai detto: richiedere gentilmente a un guidatore di rallentare (per rispettare un limite, perché la velocità ti mette a disagio) è un diritto. Non equivale “concettualmente” a spiegargli come e quanto dovrebbe girare le ruote mentre fa un parcheggio a pettine senza aver mai tenuto un volante in mano, come mio padre ha fatto per 40 anni con mia madre.

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      • Chiara

        Marzo 14, 2019 at 1:49 pm

        Devo dire che l’invito a non essere ottusi e a non metterti in bocca cose che non hai mai detto mi ha spiazzato e anche un po’ offesa, dato che il mio commento è stato scritto con la precisa intenzione di dire anch’io, come hai fatto tu, i miei “two cents” su un argomento trattato in un post che, come hai tu stessa scritto all’inizio dell’articolo, non è indirizzato a chi sia già un espertone in materia, ma a chi come me non conosceva il fenomeno. Tant’ che ho risposto alle argomentazioni esposte nel tuo post, e non a quelle negli studi citati, cosa, a mio parere, logica e naturale da fare nella sezione commenti di un blog.
        Raramente interagisco con i creatori di contenuti o con gli altri utenti. Lo faccio quando ho qualcosa da dire, quando mi sento di avere qualche osservazione interessante da fare, quando mi sembra di poter apportare qualcosa al discorso. Mi scuso se dal mio commento non è trapelato questo ma una critica sterile, come sembra essere dal tono della tua risposta.

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  • Federica

    Marzo 14, 2019 at 3:06 pm

    Ottimo articolo, che condividerò…

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  • Silvia

    Marzo 15, 2019 at 3:34 pm

    Potrei raccontarvi di quando nessuno ha ascoltato una donna quando fece notare che, forse non é il caso di bucare una soletta di CA dove passano i ferri. Vi racconteró invece di quanto mi sono divertita a leggere le mail in copia 3 mesi dopo, panico e cavallette inclusi.
    Oppure di quando un noto architetto del panorama Milanese sostenne che, un palasport che ospita mille corpi, necessiti di 32 uscite antincendio, invece vi racconteró della faccia dei suoi disegnatori-schiavi quando una 27 enne si alzó in piedi, informantolo gentilmente che insomma, neanche San Siro arriva a tanto.
    Un’altra volta un giornalista italiano, utente di Twitter che vive in Italia, voleva spiegare a me (che vivo a lavoro in UK) cosa stia succedendo con la Brexit quando gli ho fatto notare che forse non é il caso di gridare alla deportazione in massa degli italiani.
    Penso che, se mi concentrassi, potrei continuare all’infinito a partire dai colleghi.
    Fare finta che il maschilismo non esista come forma per combatterlo, come qualcuno ha suggerito nel post su Facebook, non mi sembra una cosa geniale. Devo peró tristemente constatare che, le prime che urlano al maschilismo e salgono in piedi sui tavoli nel nome della vagina, sono anche quelle che la usano con molto agio quando permette loro di sottrarsi alla fatica di certe situazioni nel lavoro o nella vita, oppure sono quelle che si comportano da uomini perché pensano che negare la propria femminilitá sia la scelta migliore per sopravvivere in un mondo maschile.
    In occasione della festa della donna ho persino letto e visto delle stories di donne che si lamentavano di coloro che celebravano con foto e commenti gioiosi questa giornata. Donne che ovviamente io conosco in prima persona e so per certo essere mantenute od esserlo state per una buona parte della loro vita “produttiva” finche hanno “deciso cosa volevano fare dalla vita”. Per non parlare della miriade di influencers-starlettes che si sono “fatte da sole e cnon devono dire grazie a nessuno” tranne al marito che ha mantenuto la baracca e regalato loro un arselane technologico capace non solo di minimizzare i pori della pelle mentre girano “What’s in my BAG” ma quasi di nascondere le narici…
    Questo non da comunque il diritto agli uomini di assumere di saperne di piú per partito preso e sentirsi in diritto di intraprendere una discussione sui massimi sistemi ogniqualvolta una donna tratti un argomento o viva una situazione ancora appannaggio di un ambiente prettamente maschile.
    Ho spaziato dall’originario tema del Mansplaining ma credo di aver reso l’idea ed aver apportato il punto di vista di una persona che ci sguazza quotidianamente.

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    • gynepraio

      Aprile 8, 2019 at 10:08 am

      Architette e ingegnere per me sono le vittime n.1 del mansplaining, mi trovi d’accordo al 100%.

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      • Silvia

        Aprile 30, 2019 at 11:30 am

        Non mi avranno mai

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  • Paola

    Marzo 15, 2019 at 10:53 pm

    Vedi Cara, é difficile spiegare è difficile capire se non hai capito già

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    • gynepraio

      Aprile 8, 2019 at 10:07 am

      Ora non per tirarmela, ma il mio commento su quella canzone l’ho scritto almeno 4 anni fa ed era esattamente questo.

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  • Antonia

    Marzo 18, 2019 at 4:52 pm

    Sapessi quante volte mi sono sentita dire “ma sei in grado?” su argomenti che facevano parte del mio lavoro e della mia professione. Ho dovuto farmi strada conoscendo molto di più dei miei colleghi per tenere testa ad un ispettore, ad un impiegato di un ufficio pubblico, al dirigente di una azienda, per non permettere mai di sottovalutare la mia persona in quanto donna.
    Ho dovuto indossare “maschere” di sicurezza per evitare di essere sopraffatta.
    Sui social poi non ne parliamo. Il commento più simpatico di chi vuole zittirmi è “fatti una tinta” o “vai a fare la calza” a causa dei miei capelli bianchi, come se sotto quei capelli bianchi non ci fosse un cervello in grado di argomentare.
    Grazie per lo spunto di riflessione.

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    • gynepraio

      Aprile 8, 2019 at 10:06 am

      Grazie a te per essere d’esempio, come sempre.

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  • Lolitaebarracuda

    Marzo 19, 2019 at 4:04 pm

    Il mio ex marito (ed il mio ex suocero, ça va sans dire…) erano campioni regionali di mansplaining (a loro insaputa, ovvio).

    L’ex suocero, che nemmeno sapeva cucinare un uovo fritto, dava lezioni alla moglie su come affettare i pomodori affinché risultassero perfettamente conditi.
    Aiutatemi a dire “affettare i pomodori”.

    Lei ci provava in tutti i modi ma ogni volta non andava mai bene il taglio.
    Anziché dire “Sai che c’è? Perché non li affetti tu?!?” si innervosiva e finiva in un battibecco.

    Anche il mio ex marito provò tante volte a dispensare consigli NON richiesti su ricette da lui viste in tv o semplicemente a dispensare consigli.
    Solitamente sorridevo e dicevo “Wow, sembra buono, perché non provi?”

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    • gynepraio

      Aprile 8, 2019 at 9:58 am

      L’accorto utilizzo della parola “ex” la dice lunga.

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  • Clelia Giardina

    Marzo 20, 2019 at 1:23 pm

    Ciao Valeria, grazie del post, non avevo mai sentito il termine “mansplaining” ma leggendoti ho scoperto che pur non conoscendo la parola, l’ho incontrato più volte nella mia vita lavorativa. Io sono un analista programmatore, e praticamente lavoro solo con uomini.
    Credo ormai di essere riuscita a crearmi una reputazione tale da impedire agli uomini che lavorano con me di approcciare nel modo sbagliato, ma devo dire che all’inizio non è stato facile.
    un episodio tra tutti mi è capitato durante il mio primo anno di lavoro, una me 25enne ha dovuto subire il suo orribile responsabile che è stato più di mezz’ora a cercare di dimostrare che le mie condizioni su una query non fossero corrette (avevo modificato la sua, riducendo in modo molto creativo il numero di condizioni, e quindi ottimizzando il programma).
    Alla fine dei suoi inutili tentativi di trovare lo scenario in cui le mie condizioni non fossero sufficienti, quando ha visto “la verità” ha concluso dicendo “funziona, ma perchè hai avuto culo”. Cioè, funziona, ma non certo perchè tu sei riuscita a vedere quello che io non avevo visto, hai sbagliato e visto che sei fortunata, hai scoperto un approccio nuovo.
    Ero giovane ed inesperta. Mi sono alzata e sono andata a piangere dall’umiliazione in bagno.
    Ma questa ed altre (tante) situazioni mi hanno insegnato ahimè come reagire e come gestire queste cose, e nel tempo e forse grazie al fatto che sono rimasta per anni nello stesso ufficio, facendomi conoscere e permettendo a tutti di riconoscere quanto valgo, queste situazioni non si sono più presentate.
    Da un anno lavoro in una nuova azienda, ed ora sono in un progetto nel quale sono praticamente l’unica donna. Mentre i miei colleghi di “pari livello” apprezzano e riconoscono il mio valore e il mio contributo (spesso sono io a chiedere, visto che sono nuova, ma le risposte che ricevo sono assolutamente il linea con il fatto che appunto, io chiedo, loro mi rispondono/supportano) vedo da parte del ProjectManager un approccio fastidioso che descriverei esattamente come hai fatto tu nell’introduzione del tuo post.
    Un fastidiosissimo atteggiamento paternalistico e/o saccente talmente subdolo che temo fortemente di poter venire accusata di “paranoia” o peggio, di “essere nei giorni sbagliati del mese” laddove andassi a far notare che mi sembra strano che mi chieda di rivedere le mail che mando, o il codice che scrivo, soprattutto considerando che lui non è un tecnico, e che di questo tipo di proposta di aiuto godo solo io, e non gli stagisti che sono sul mio progetto (io comunque, sono stata assunta con un profilo senior, visto che lavoro da 15 anni in questo contesto).
    quindi.. ok riconoscere l’episodio, ma quello di cui mi sento più bisognosa in questo momento, soprattutto nelle casistiche in cui davvero la situazione di svolge travestita da “ti aiuto” e quindi da gesto gentile, è capire in che modo difendermi senza rischiare di venire vista come una donna permalosa o peggio, umorale!
    Il grafico è molto chiaro, ma nell’ambiente di lavoro che frequento, non molti uomini (soprattutto tra i più “senior”) sarebbero all’altezza di mettersi in discussioni su una cosa del genere.
    Grazie come sempre, e a presto!
    Clelia

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    • gynepraio

      Aprile 8, 2019 at 9:58 am

      Grazie a te per aver letto e condiviso la tua esperienza. Ma soprattutto complimenti per la tua professionalità.

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  • Titty

    Luglio 29, 2019 at 4:55 pm

    Sono venuta a conoscenza oggi del termine “mansplaining” ed ho letto questo articolo dopo una serie di ricerche su google. Trovare una parola che definisce perfettamente la mia situazione lavorativa mi rassicura un pò e mi fa sperare che prima o poi qualcosa inizi a cambiare. Mi occupo di informatica da più di 20 anni. Attualmente mi trovo in un reparto composto da 18 uomini e 3 donne. Spesso facciamo riunione e per noi donne è quasi impossibile pronunciare una frase senza essere interrotte. Spesso si necessita di un intervento di un collega “illuminato” (che zittisce gli altri) per poter portare a termine un discorso. A questo punto vorrei iniziare a documentarmi su come si possa fronteggiare questo problema. Grazie!

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  • Roberto

    Marzo 11, 2021 at 11:51 am

    Sono in ritardo, lo so, ma scopro solo ora l’esistenza di questa parola e mi rendo conto di quante volte, seppur inconsapevolmente, ho agito in questo modo, magari su questioni più leggere ma non meno importanti in ambito educativo famigliare. Prometto di cambiare immediatamente, e invito tutti a diffondere la questione sui social, personali e non, più di quanto non sia stato sicuramente fatto fino ad ora.
    Come in altre cose migliorerebbe anche la vita di noi uomini.
    Un saluto

    svgRispondi

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