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By gynepraio8 Febbraio 2022In Personale

Lavoro di creator e side projects

Come raccontavo nella mia ultima newsletter, ho fatto una review dei miei introiti dell’anno 2021 e mi fa piacere condividere alcuni highlight: il 75% dei miei incassi deriva dal lavoro di Creator, il 15% dalla consulenza, l’8 dalla formazione e il 2% da altre voci (diritti d’autore, affiliazione etc.).

In termini di “sbilanciamento” il mio 2021 è andato meglio rispetto al 2020, perché ho introdotto con un certo successo le attività di formazione ma, citando la definizione appresa in questa (interessantissima) newsletter di Valerio Bassan, rimango una creator del tipo “Star” e potrei scegliere di vivere solo di quello.

LAVORO DI CREATOR AL 100%: È POSSIBILE?

Perché non lo faccio e non mi proietto solo in quella direzione? È un mix complesso di motivazioni. Io credo nel lavoro di creator: non è una professione “caduca”. Ci sarà sempre e sempre più bisogno di creators anche se probabilmente si avvicenderanno nuove piattaforme, ognuna caratterizzata da particolari barriere tecnologiche all’ingresso. Questi ostacoli risultano più alti per chi non è giovanissim*; non significa che un* cinquantenne non possa spopolare su TikTok, ma che a questa persona costerà di più (intellettualmente ed emotivamente) imparare a usarlo e trovare la sua voce.

Penso che per fare i big numbers dovrei garantire una maggiore esposizione mediatica. Sono piuttosto certa che se spalancassi la finestra sulla mia vita -con tutto ciò che questo significa- avrei crescite esponenziali. So che non lo posso fare –per proteggere in primis la privacy delle persone grandi e piccole che vivono con me- e non lo voglio fare, per preservare la mia salute mentale, il mio radicamento nella vita offline prima che in quella online.

Il lavoro di creator porta con sé una trappola: rispetto ad altri, è ben retribuito e richiede -apparentemente- meno tempo. Dinanzi alla possibilità di guadagni più rapidi e sicuri (forse sono stata fortunata, ma ho rilevato pochissimi ritardi e insoluti!) non è facile dire di di no, oppure imporsi di accettare lavoro fino a un certo punto per coltivare proattivamente collaborazioni di altro tipo nel resto del tempo.

I progetti della sfera editoriale sono meno remunerativi, visto che il settore non versa in ottime acque, mentre quelli consulenziali -pur essendo potenzialmente profittevoli-, comportano un investimento di tempo ed energie elevato. In aggiunta a questo, io ho -volutamente- scelto di rivolgermi a clienti piccol* (startupper, liber* professionist*) con percorsi agili ed economicamente accessibili: per recuperare i mancati introiti del lavoro di creator, dovrei servirne molt* più di quanto faccio attualmente.

PORTARE IL LAVORO DI CREATOR A UN LIVELLO SUPERIORE

A me il lavoro di creator piace: ho stima della professione in generale (ne avevo già parlato apertamente in un articolo del 2017) e de* mie* collegh*, ma lo considero anche un modo per arricchire la mia figura professionale. Ad esempio, per consolidare e affinare la mia voce e il mio stile, ma anche per acquisire competenze trasversali di marketing. Non solo: per alcune collaborazioni mi è capitato di documentarmi su materie che non conoscevo, e che diversamente non avrei mai affrontato. Quindi per me il primo obiettivo è diventare sempre più competente e credibile: già nel 2021 è stato fondamentale il ruolo di MM Studio, l’agenzia che mi rappresenta, e che si è assunta il compito di migliorare la qualità delle mie collaborazioni. Ecco cosa mi riprometto di fare in questo anno:

  • accettare un minor numero di clienti ma con una remunerazione migliore per non saturare la mia presenza online con troppe comunicazioni pubblicitarie;
  • privilegiare i servizi rispetto ai prodotti, associando a brand che migliorino la qualità della vita anziché favorire l’accumulo di beni materiali;
  • indirizzarmi verso prodotti appartenenti ad aree merceologiche a me affini (vintage, cultura, ambiente, editoria) o brand dalla condotta e comunicazione apprezzabili;
  • usare la mia visibilità per cause che stimo e apprezzo;
Il LAVORO DI CREATOR E I SIDE PROJECTS

Infine, vorrei utilizzare il reddito derivante da queste collaborazioni per finanziare altre imprese: in pole position tra i miei sogni figura “scrivere un romanzo di successo”.  Ma questo non esclude diversi side project che vorrei mettere in piedi insieme ad altr* professionist*, per scongiurare il rischio più grosso per chi lavora da freelance: perdere l’attitudine alla collaborazione, alla condivisione e al coordinamento.

Il primo side project del 2022 ha visto la luce: si chiama Bite Market ed è un mercato vintage che il 5 marzo sbarca a Torino presso il circolo Jigeenyi. Il concept, il lancio e la comunicazione sono stati curati da me e Clara Abbona. Oltre al piacere di liberare l’armadio, vorremmo creare per chi espone e chi visita un’occasione di networking in un momento storico non esattamente frizzantino e non rigoglioso di novità. Ne parlerò a più riprese, ma se volete iniziare a dare un’occhiata ecco qui il bottone magico.

bite market logo lavoro di creator

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