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By gynepraio10 Marzo 2022In BabyPersonale

Shopping su Vinted per bambini

Penso di essere abbastanza scafata nello shopping vintage e second hand, un’abitudine e un piacere al quale sono stata abituata da sempre, complice la passione di mio padre per i mercatini di ogni genere. A tal proposito, vi ricordo che Clara Abbona ed io ne abbiamo creato uno che si chiama Bite Market e sul cui conto potete restare aggiornatissim* seguendo questo profilo Instagram

Voglio seguire Bite Market

Ammetto invece di essere una parvenu dell’abbigliamento etico per bambini, quindi quello che illustrerò è solo un metodo che ho consolidato in circa 60 ore (not kidding) di shopping su Vinted. Per i vestiti di mio figlio, ho sempre ampiamente usufruito del fast fashion: in particolare di HM con cui, non posso negarlo, mi sono sempre trovata bene in termini di assortimento e -ebbene sì!- durata. Ho l’impressione che, mentre la qualità dei capi fast fashion per adulti è andata drammaticamente peggiorando negli anni (tessuti sempre più sintetici, cotone cedevole che tende a sbiadirsi, pilling evidente e quasi istantaneo), i capi per bambini se la cavano un po’ meglio: mio figlio ha indossato e indossa ancora delle t-shirt basic di Zara e HM che rimangono in buone condizioni nonostante mille lavaggi e sollecitazioni.

Il buon senso direbbe di pensare al cost-per-wear: possedere pochi capi di alta qualità ma utilizzati plurime volte è meglio che disporre di molti capi scadenti usati sporadicamente. Il costo per utilizzo, in sostanza, si riduce. Quando si tratta di infanzia, però, non sposo pienamente questa visione: mio figlio si cambia tutti i giorni da capo a piedi. Se voglio fare lavatrici a pieno carico e avere anche qualche back-up per le emergenze o le occasioni speciali, con un capsule wardrobe di 5 pantaloni e 5 felpe non si può stare.

Gli servono almeno 10 pezzi di tutti i capi, e vorrei che non fossero per l’80% cose scialbe e comprate in serie come spesso faccio da HM. Rifacendomi a uno scambio che ebbi tempo fa con Barbara Damiano durante una diretta con My Family Nation: se è possibile, vale la pena di circondare le persone piccole di mio buon gusto e buona qualità. Non per viziarli, ma per sviluppare in esse il piacere per il bello, che non significa per forza costoso o lussuoso. È un ragionamento che cerco di applicare con i mobili, con i tessili, con i giocattoli, con i quadri, con le esperienze, e che ora vorrei applicare anche all’abbigliamento.

Tornando al cost-per-wear, il discorso dell’uso prolungato non funziona perché un capo dura un anno, forse due se sono stata previdente. In generale, nessun* parente e quasi nessun* amic* mi regala vestiti perché sanno che, fondamentalmente, non mi piace quasi niente (scritte, ricami, motti, toppe, stemmi, colori impossibili e tutte le schifezze che le principali insegne di abiti per bambini si sentono in dovere di aggiungere ai capi per deturparli). Poche amiche -che mi conoscono- mi passano capi dei loro figli. Per il resto, devo comprare tutto e no, non sono disposta a spendere 100€, o anche solo 80€ per un maglione o un paio di pantaloni. Insomma, non posso investire 2000€ a stagione per il guardaroba di mio figlio.

Se voglio minimizzare il ricorso al fast fashion, devo buttarmi sul second hand: c’è di buono che a me comprare online piace (sicuramente più che andare in un centro commerciale) e appaga il mio bisogno di sentirmi astuta come una volpe. Solitamente investo in capi kids gli introiti delle mie vendite su Vinted (poche decine di euro al mese, non immaginatevi grandi cifre) ed è anche un buon modo per tenermi lontana dalla tentazione di spendere per me stessa visto che, a differenza di Elia, non cresco di due palmi all’anno e non devo certo rinverdire l’armadio. Insomma, è un passatempo ma è anche finalizzato a qualcosa di utile perché, in effetti, lui di quei capi ha bisogno. 

Shopping su vinted: la lista di ciò che occorre

A prescindere da dove si farà shopping, secondo me la lista di inizio stagione è lo step più importante. Si ripulisce l’armadio dai capi usurati e divenuti piccoli, si capisce cosa si ha e si fa una lista “elastica”, di cosa serve. Quanti top, quanti bottom, quanti capispalla, quanti e quali accessori. Io lascio fuori intimo e pigiami (mia madre ama comprarglieli personalmente), ma non scarpe e costumi da bagno di cui ho già salvato molti esemplari. Vinted è anche un’ottimo posto dove acquistare i capi molto occasionali (es. la tuta da sci, gli stivaletti da pioggia). 

Va però evidenziato che in molte famiglie si fanno le pulizie dell’armadio a fine stagione: quindi non è così improbabile che a settembre si trovino gli shorts di cui qualcun altr* si vuole disfare sapendo che l’estate successiva saranno diventati troppo piccoli. Adesso che sta arrivando la primavera sarebbe il momento di comprare giacconi e cappotti per il prossimo inverno. Infatti, ne sto monitorando diversi!

SHOPPING SU VINTED: IMPOSTARE LE RICERCHE
  • scegliere i parametri: io includo brand, taglia/età, condizioni (ottime, nuovo senza cartellino, nuovo con cartellino). I risultati non sono mai infiniti perché io cerco brand relativamente di nicchia (i risultati di “Sneakers Veja” non saranno mai i risultati di “Sneakers Nike”) quindi non seleziono un particolare tipo di capo (pantaloni/camicia etc.);
shopping su vinted

Eccole qui, le Veja nuove di Elia pagate 15€

  • salvare la ricerca con il simbolo a destra . Ogni volta che ci si ricollega a Vinted, il sistema ripropone le ricerche salvate ed evidenzierà tra parentesi quanti capi “nuovi” ci sono (cioè caricati dall’ultima volta che quella ricerca è stata avviata), presentandoli per primi. 
SHOPPING SU VINTED: ACCORTEZZE PER LA RICERCA
  • genere: non imposto la ricerca per genere perché, appunto, i risultati non sono infiniti e mi dispiacerebbe perdermi dei capi interessanti solo perché chi li vende li ha classificati come “bambina”.  La questione del genere è decisamente irrilevante se parliamo di neonat*, e abbastanza aggirabile per bambin*: ho comprato questi cardigan, che erano proposti come femminili ma che per Elia vanno benissimo. Inoltre, molti dei brand della lista che trovate sotto creano collezioni basic senza genere;
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Cardigan CarlijnQ (sì compro in serie)

  • taglie: io abbondo sempre. A differenza di un capo piccolo, un capo leggermente largo potrà essere sfruttato in seguito o usato con scopi secondari (es. una t-shirt inizialmente ampia può essere messa sopra una maglietta a maniche lunghe, e una volta divenuta “giusta” può essere portata a pelle, e quando diventa piccola può essere messa sotto le felpe;
  • condizioni: io vado su quelle meno “opinabili” (ottime, nuovo con cartellino e nuovo senza cartellino). Questa accortezza non mette al riparo dalle fregature -o dalle leggerezze, dipende dal punto di vista-: per esempio, ho acquistato una felpa azzurra in ciniglia classificata come “ottime condizioni” che oggettivamente sembra uno straccio per pavimenti. Riguardando le foto, non è stata una buona idea e sì, potevo anche arrivarci da sola.
SHOPPING SU VINTED: ESPANDERE E ANALIZZARE, CON CALMA
  • se trovo un capo che mi piace, lo salvo tra i preferiti per non rischiare di perdermelo, ma non lo compro subito;
  • apro, in un’altra scheda di Chrome, l’assortimento della persona che lo vende: è infatti probabile che dismetta vestiti da bambin* della stessa taglia e che ami gli stessi brand;
  • se nel suo assortimento trovo qualcosa che mi piace di un brand che conosco, aggiungo anche quello ai preferiti (è cosa buona e giusta avere più capi della stessa persona venditrice, per ridurre le spese di trasporto);
  • se invece nel suo assortimento trovo qualcosa che mi piace ma è di un marchio che non conosco, me lo segno e faccio una miniricerca sul brand in questione per valutare se aggiungerlo alla mia lista magica e salvare una nuova chiave di ricerca. In questo modo trovo altri brand, magari emergenti o non distribuiti in Italia, visto che la maggior parte degli acquisti che ho effettuato arriva da Belgio e Olanda.
SHOPPING SU VINTED: COMPRARE E CONTRATTARE
  • una volta che ho fatto il “giro” dei brand che mi interessano e salvato i mii preferiti, scremo: elimino i doppioni (es. due felpe verdi con pattern simili non mi servono), ricontrollo i difetti evidenti, tolgo quelli che non mi convincono o che sono identici a capi che già possiede, oppure che ho salvato anche se non sono necessari;
  • quando ho ridotto la shortlist a cose necessarie e/o belle, verifico se ho trascurato alcuni prodotti (ho fatto il pienone di felpe ma mancano i pantaloni?). In quel caso, rifaccio il “giro” per capire se mi sono persa qualcosa di meritevole ed eventualmente integro;
  • valuto se mi servono altre informazioni. Non è raro che le foto siano poco rappresentative (serve fantasia che occorre per immaginarsi un capo senza grinze: ho capito che in Belgio non amano stirare) o poche: le persone si limitano a due o tre foto e in descrizione non includono i dettagli essenziali come la composizione. A volte non si capisce se parliamo di una felpa o una t-shirt a maniche lunghe, se un giubbino si chiude con cerniera o solo con bottoni. Meglio chiedere: io di solito scrivo nella lingua della persona destinataria previo check su Google Translate o, se si tratta di idioma che non mastico affatto, in inglese.
  • raggruppo i capi della stessa persona e e chiedo le spedizioni combinate per ridurre i costi di invio (e magari ottenere uno sconto). Questa è la rottura di palle più clamorosa: sarebbe facile se Vinted consentisse di ordinare i preferiti in base a “nome della persona venditrice” perché così fare le combinazioni sarebbe facile. Invece no, li ordina solo in base alla data in cui il prodotto è stato aggiunto alla lista. Quindi si deve prestare un occhio in più.
  • Faccio le offerte al ribasso. Se il capo è perfetto e straordinariamente economico, oppure se ho paura che se lo acchiappi qualcun altr* (accade!), lo compro e basta. In generale, per i pezzi che costano più di 15€ chiedo uno sconto con l’obiettivo di recuperare parte delle spese di spedizione: la maggior parte dei capi che mi piacciono arriva dall’estero con costi di invio superiori a 5 €. Se la mia offerta viene rifiutata o riceve una controproposta, spesso mi rassegno e compro ugualmente. Ad esempio, questo maglione di Stella Mc Cartney nuovo con etichetta, sceso da 35 a 30€ è stato un buon affare. Elia se lo metterà l’inverno prossimo, però era troppo bello.
shopping su vinted

Abbondante ma stupendo

SHOPPING SU VINTED: LA LISTA DEI BRAND

Come aveva vaticinato Silvia Stella Osella, sarei diventata brava e rapida: motivata da queste parole, ci ho dato dentro e ho prodotto anche la mia lista che vi ripropongo qui. I brand che trovate qui elencati in ordine casuale sono in parte provenienti da una guida in Federica Salto, in parte da un approfondimento di Silvia Stella Osella, in parte da mie ricerche sui migliori marketplace di abbigliamento per l’infanzia, in parte dall’osservazione di profili Instagram e account Vinted. Non ho potuto fare una verifica veramente rigorosa su tutto, ma sono in generale marchi che utilizzano cotone biologico e hanno una politica rispettosa delle persone lungo la filiera: non escludo che ci siano imprecisioni, intrusi, un po’ di greenwashing e qualche typo. Spero quindi non vogliate considerarla una bibbia, ma un punto di partenza per affinare i vostri gusti e la vostra etica di consumo.

  • Aden+Anais
  • Alba
  • Ammehoela
  • Ba*ba Kidswear
  • Bamboom
  • Beau Loves
  • Bobo Choses
  • Bonmot
  • Bonnie and The Gang
  • CarlijnQ
  • Coq en Pâte
  • Ecoalf
  • Façade
  • Fin and Vince
  • Froy & Dind
  • Frugi
  • Fub
  • Gray Label
  • Ind Hue
  • Jeej Design
  • Konges Slojd
  • La Queue du Chat
  • Laranjinha
  • Liewood
  • Liilu Organics
  • Lilly+Sid
  • Little Green Radicals
  • Ludò
  • Maison Labiche
  • Mate The Label
  • Matilda knows
  • Maxomorra
  • Mini Rodini
  • Monkind
  • My Little Cozmo
  • Nadadelazos
  • New Kids in the House
  • Novesta Kids
  • One we like
  • Or.Basics
  • Organic Zoo
  • Pehr
  • Poudre Organic
  • Rachel Riley
  • Rylee + Cru
  • Sense Organics
  • Snug
  • Snurk
  • Sproet & Sprout
  • Stella Kids
  • Tartine et Chocolat
  • The animal observatory
  • The Bonnie Mob
  • The New Society
  • The pangaia
  • Tiny Cottons
  • Veja
  • Villervalla
  • Weekendhouse kids

Brand di nicchia, con piccole produzioni anche se non green

  • Repose AMS
  • House of Jamie
  • Emile et Ida
  • Maed for Mini
  • Rylee + Cru
  • Gamin Gamine
  • Tocoto Vintage

 

svgLavoro di creator e side projects
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svgIncludere le persone piccole

3 Comments

  • Viviana

    Marzo 19, 2022 at 11:05 pm

    Uso lo stesso metodo! Ma filtrando brand più cheap 😉

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  • Lisa

    Marzo 31, 2022 at 1:11 pm

    Mi hai aperto un mondo! Ho comprato diverse cose per bambini su vinted, ma con questo metodo mi avvicino al mio obbiettivo di non dover andare in giro per negozi!

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    • gynepraio

      Aprile 1, 2022 at 4:40 pm

      Io ormai non intendo ricorrere ad altri sistemi, devo dire che mi trovo bene per adesso!

      svgRispondi

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