Lo small talk è meglio del networking
Tempo fa, mia madre si recata in un grande magazzino che aveva da poco aperto vicino casa. Arrivata in cassa ha esclamato: “Che belle piante! Che varietà è? ”. La commessa non conosceva il nome: per l’inaugurazione di qualche giorno prima avevano allestito su strada un dehors delimitato da quelle piante perché in Cina si dice che portino soldi e fortuna.
Adesso però non sapevano più che farsene perché nessuno era interessato a curarle e le tenevano nella zona delle casse in attesa di capire cosa farne. Alché mia madre ha chiesto se poteva prenderle lei. La cassiera, ben felice, ha detto: “20 € l’una e sono tue, basta che te le porti via prima possibile”.
E questa è la storia di come mia mamma mi ha mandato a recuperare due esemplari di Pachira aquatica alti quasi 3 metri, di cui una troneggia dietro me in questa foto.
Questa storia secondo me ha due morali: sono ragionamenti semplici e intuitivi, ma voglio parlarne ugualmente. Non l’ho ancora detto a nessuno, ma sto lavorando sulla mia paura n.1 cioè essere banale e uguale aglə altrə.
PRIMA MORALE: Se non parli non apprendi
Ho sempre preso in giro mia madre per la sua propensione ad attaccare entusiasticamente bottone con chiunque: in posta, in spiaggia, in piscina, in ambulatorio, ovunque. Secondo me si annoia, e invece di smanettare col telefono spera che la persona vicina a lei abbia una storia divertente da raccontarle. Io sono abbastanza ciarliera ma non lo faccio altrettanto spesso perché penso che siano tuttə come me: cioè desiderosə di farsi i fatti propri, leggere un libro o ascoltare un podcast in santa pace. Lo small talk è meglio del networking
- Se dura entro un certo ragionevole limite, fa bene a entrambe le parti perché è comunque una forma di interazione umana (per alcune persone particolarmente sole, rappresenta letteralmente un balsamo sul cuore)
- Se condotto “bene”, può portare a conversazioni complesse, divertenti, appaganti. Si inizia parlando del tempo e si finisce al racconto di quella volta in Scozia che…
- Se siamo fortunatə, può fruttarci apprendimento, conoscenze e opportunità lavorative. La serendipità esiste: chiacchierando escono delle sincronicità cui Google non arriverà neanche nel 3.000
Sono anni che leggo libri e articoli di business communication e scrittura persuasiva (diventa leader di te stessə! comunica efficacemente la tua mission! mantieni un TOV coerente col tuo posizionamento!) eppure le conversazioni più illuminanti degli ultimi anni le ho avute in condizioni informali, senza preparazione alcuna, seguendo un flow definito insieme sul momento.
Quindi se dovessi pensare a che tipo di conversatrice vorrei essere direi:
- sa parlare con chiunque (=non solo con coetaneə, amicə, colleghə o consanguineə perché quello è facile e non richiede flessibilità)
- adegua il registro all’interlocutore (=smettere di parlare come la propria bolla, cioè modularsi anche in base alla persona che abbiamo davanti)
- intravede opportunità senza cercarle spasmodicamente (=la relazione in sé conta più dei suoi risvolti vantaggiosi)
SECONDA MORALE: Se non chiedi non ottieni
Se vado a ritroso nella mia vita adulta, tutte le cose belle e importanti che ho fatto entrare nella mia esistenza sono arrivate in seguito a una richiesta chiara.
- “Voglio fare questo progetto”
- “Voglio fare una famiglia con te”
Non si è trattato per forza di sudare, faticare e sgomitare, anzi: a volte ho ottenuto un consenso sorprendentemente rapido e facile. Però c’è stato una manifestazione di volontà, anche minima.
Alla fine chiedere è sempre lecito: non significa pretendere ma solo esternare un bisogno o un desiderio, ovvero ciò che ci ha tiratə fuori dalle caverne qualche migliaio di anni fa. Bello il manifesting, legittimo fare richieste all’universo, ma secondo me se ricominciamo ad aprire bocca e parlare chiaro mezzo lavoro è fatto.

