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      Dilemmi etici di fine anno

      Periodo di liste, recap, selezioni, best nine. Potrei fare l’elenco dei libri che ho letto durante l’anno. Peccato che già ci sia, pure aggiornatissimo e diviso per genere. Forse meglio quello dei migliori acquisti? Figuriamoci, esiste ed è pure pubblico. I migliori podcast? Mi dispiace, sarei troppo di parte.

      Perché non fare il riassuntone dei dilemmi etici del 2022? I temi sui quali mi sono interrogata per un anno, cercando di venire a patti con i miei principi, tentando di mettere d’accordo coscienza e business, dondolando tra regole e tentazioni, finalmente presentati in forma di flowchart.

      Spero che il diagramma renda l’idea dei bivi ai quali mi siedo meditabonda praticamente ogni giorno, e i ragionamenti di convenienza che compio praticamente ogni giorno quando mi chiedo: “vale la pena aprire bocca su questo tema?” “se lo fai, a quali accuse o conseguenze vai incontro?” “stasera riuscirai a guardarti allo specchio dopo quello che hai fatto o detto?”.

      Il dilemma della privacy

      Family time, rispetto dei minori, diritto all’immagine, tempo libero. Insomma, cose sulle quali mi ero già detta dubbiosa in passato.

      dilemma della privacy

      Il dilemma delle amicizie

      A proposito di questo: mi sono resa conto che le persone che mi conoscono e mi capiscono di più, inspiegabilmente, sono quelle che non mi seguono. Chiedo a colleghə se è vero o è solo una mia impressione.

      dilemma delle amicizie

      Il dilemma del privilegio economico

      Se continui ingenuamente a sciorinare ciò che per te è normale o “dovuto” dinanzi agli occhi di chi non ce l’ha, forse non te ne stai bullando ma sicuramente pecchi di superficialità. Se poi sei piemontese e quindi letteralmente terrorizzatə all’idea di fare showoff, questo dilemma lo vivi ancora peggio.

      dilemma del privilegio

      Il dilemma dell’abilismo

      L’amore e la cura per il corpo sono compatibili con l’intelligenza e con la coscienza? Curare il corpo equivale a parlare di corpo, a renderlo oggetto di conversazioni e opinioni? Tra l’altro, se sei natə negli anni ’80 e cresciutə con Non è la Rai e le veline, il pensiero al corpo è una candela che non si spegne mai, neanche se ci soffi sopra per ore.

      Il dilemma del consumismo

      È possibile apprezzare -e volte pure predicare- il downshifting ma scoprire letteralmente ogni giorno qualcosa di interessante da provare, comprare, collezionare, regalare e che in più ti consente pure di guadagnare? Dilemma questo reso più doloroso dal trasloco di mia madre: un evento che mi ha messa di fronte alla capacità della “roba” di succhiarti soldi, tempo ed energie.

      Il dilemma della felicità

      È vero che, come diceva Max Gazzé a quella poveretta di Valentina, chi s’innamora non deve dirlo a nessuno? È possibile tenere per noi l’euforia quando in verità, con la nostra gioia, vorremmo tappezzarci la città? Si può essere felici quando nel mondo c’è così tanto dolore? E ancora: tutto questo cantar vittoria non porta una sfiga fotonica? Chiedo.

      Grazie di avere letto e di esserci statə. Ci vediamo nel 2023, scissə e dubbiosə as usual.

       

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      Comments

      • pollywantsacracker

        Secondo me i dilemmi che elenchi non sono affatto di facile soluzione per chi fa il tuo lavoro.
        Credo che la soluzione potrebbe essere il compromesso: che cosa sei disposta a sacrificare? Mi permetto di rispondere per me perché anche se non faccio l’influencer, lavoro anche sui social e metto la mia vita online da parecchi anni, in forme diverse da Instagram e in modalità che mi hanno fatto guadagnare soddisfazioni, competenze, contatti e soldini ma che NON mi danno il pane quotidiano.

        Non sarei disposta a sacrificare la privacy della mia famiglia per il semplice fatto che non è giusto e non posso: la maggiore età e la capacità di intendere e di volere dei coinvolti arriva prima di quanto si immagini. E soprattutto arriva molto presto il momento in cui ti rinfacciano qualunque cosa tu abbia fatto o non fatto o fanno cazzate e tu muori di sensi di colpa per quella volta che.
        Eventualmente sarei disposta a sacrificare la pura verità dei fatti per fini artistici: l’abilità di chi fa storytelling è creare una storia che sta in piedi, che emoziona, convince, tiene agganciati. NON riterrei di DOVERE la totale verità a chi mi legge (ma neanche le menzogne, ecco. Alcun* influencer che seguo, tra cui tu, mi sembra riescano molto bene a raccontarsi senza rendere “liquido” il confine tra ciò che raccontano e ciò che non raccontano).
        Personalmente NON sarei mai disposta a sacrificare i miei momenti di NON lavoro con lo stress del posting a ogni costo, dunque se avessi scelto questo lavoro forse cercherei delle strategie per poter staccare: lo scheduling del post di natale, se proprio è necessario, con un set pre-organizzato; mi pare pure che alcune piattaforme permettano di schedulare le story.

        27 Dicembre 2022
      • pollywantsacracker

        Ah, e NON sacrificherei i miei valori profondi (come l’anti-consumismo) per un piano editoriale che piaccia al più alto numero di persone possibili. E in questo caso i casi sono due: o diventi un profilo, come dire, valoriale, come ad esempio i Tlon, oppure sacrifichi qualcosa che per te non è poi così importante, con contenuti interessanti per il tuo pubblico.
        Per quanto riguarda la questione “corpo”, sono conforme anche io e no, non mi sento in colpa; no, non mi sento abilista; no, non mi sento anti-femminista. Mostro il mio corpo quanto e come voglio, cioè pochissimo :). E non sono felice ma le persone felici non mi danno per niente fastidio, non vedo perché dovresti nasconderlo 🙂

        27 Dicembre 2022

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