Gli influencer ostentano?
Alcuni giorni fa, in seguito a una grossa polemica scatenata da Selvaggia Lucarelli nei confronti di alcuni influencer troppo avvezzi a beneficiare di esperienze, servizi e beni omaggiati dai brand, ho dedicato una giornata a un sondaggio per discutere il tema con le persone che mi seguono su Instagram. Ecco qui un sommario dei risultati.
Premessa statistica
Le persone che hanno risposto (oltre 3000) e con cui ho conversato (oltre 1000: spero di aver dato retta e riscontri a tuttə) fanno parte della mia community quindi non sono statisticamente rappresentative del mondo intero. Posso dire che le persone che mi seguono sono molto simili a me quindi:
- non particolarmente politicizzate
- con una istruzione medio-alta
- lavoratrici/appartenenti alla classe media
- più della metà ha superato i 35 anni
Non scordiamoci questa premessa perché tornerà utile per interpretare alcune risposte.
primo sondaggio
Unə influencer che mostra/ostenta con grande frequenza i suoi privilegi, lussi e possedimenti è…

La maggior parte delle persone ha risposto ignorante, nel senso che “ignora”. Alcunə hanno esplicitato meglio cosa ignora:
- come vivono le persone normali
- come vivono le persone indigenti e quali sono i problemi veri
- come vivrebbe se non fosse unə influencer miracolatə
- che tipo di reazione potrebbe generare nelle persone frustrate
- il buon gusto e il buon senso
A volte è superficialità, unita -opinione mia- a una intelletto non finissimo: in quale sistema metrico decimale è una buona idea dire che vai in un hotel a 5 stelle perché l’aria condizionata di casa tua non funziona? È poco intelligente, fine, punto e basta. Spiace per Paolo Stella che pensava di aver trovato un bel gancio.
Chi ha risposto “altro” ha detto: insolente e tracotante, arricchitə e cafonə, scollegatə dalla realtà e col paraocchi, vuotə e vacuə, materialistə e capitalistə, superatə e miope. Trovo interessante soprattutto quest’ultimo aggettivo.
Il meccanismo in base al quale gli influencer ostentano inarrivabili vite da sogno volendo appresentare un modello cui tendere è superato e stantio. Questo non solo secondo me e alcunə professionistə che hanno contribuito al dibattito, ma anche secondo moltə utenti non addettə ai lavori. La miopia consiste nel non capire che il tempo dell’aspirazionalità (ne avevo parlato anche in un vecchio articolo), dell’influencing puro sta finendo e che sarebbe ora di diversificare il modello di comunicazione. Mi fa piacere che questa visione si stia diffondendo, era qualcosa su cui avevo scritto un anno fa circa.
È un declino che si concluderà domani? Non penso, e comunque non si esaurirà mai del tutto. Però brand e aziende dovrebbero quanto prima spostarsi dall’influencer marketing al content marketing, appoggiandosi a creator che siano davvero dotatə di qualche talento/competenza e -in modo collaterale- di un certo influencing power. Nel successo di queste operazioni, e di questi creator, la componente consumistico-ommerciale conta per il 10% mentre il restante 90% è costituito informazione/ humour/ riflessione/ divulgazione. Da talento, insomma,
Il motivo per cui questo spostamento sarà lento ve lo dico io: concretizzare un progetto di content marketing è più complesso e quindi costoso rispetto a fare influencer marketing. Questo non tanto per il compenso dellə creator, ma perché c’è un livello di coinvolgimento/partnership più elevato: ə creator verə sono interlocutorə proattivə, non merə esecutorə, e come tali vanno sostenutə. Questo lavoro costa denaro e fatica, garantisce ritorni più lenti e non facilmente quantificabili.
secondo sondaggio
Quando gli influencer ostentano in modo sistematico, io provo…

Una fetta esigua ha risposto ha detto di provare “invidia”: me lo aspettavo perché è un atteggiamento in linea con il profilo statistico della mia community che, probabilmente anche per una questione di età, è più propensa a ragionamenti di testa che di pancia. Anche chi ha dichiarato di provare invidia e ha voluto argomentare, ha detto che amerebbe potersi concedere alcuni beni materiali cui non ha facile accesso.
Alcune persone hanno dichiarato di sentirsi invidiose quando gli influencer ostentano specifici beni perché si tratta di privilegi che vanno in qualche modo a toccare un loro nervo scoperto. Ad esempio, una persona che ha vissuto un terremoto e infiniti traslochi mi ha detto che per lei vedere case perfette (=nidi di stabilità) è una ferita che ogni volta si riapre, ma ne è consapevole. Io invece sono triggerata dalla stupidità/vacuità perché sono una cerebralona. Io non ho talenti artistici, bellezza o stile notevoli, neanche competenze tecniche particolari: l’unica cosa che so fare è pensare e in misura minore scrivere. Quindi il successo e i progetti ad alto potenziale messi nelle mani di persone mediocri mi fanno stare malino.
Le altre risposte sono equamente distribuite sulle 3 opzioni, di cui l’ultima era volutamente provocatoria. “Indifferenza” è quella sulla quale mi soffermerei di più. Glə indifferenti che hanno argomentato si dividono in 3 gruppi:
- quellə che dicono: se nell’economia del profilo ci sono contenuti di mio gusto mando giù volentieri le sponsorizzate o l’esibizione di beni regalati, che al limite decido di saltare, sapendo che a breve troverò anche altro. Torniamo a ciò che dicevo prima: unə creator generosə riesce a mixare content e sponsored content, quello che ha stufato è l’influencer nudə e crudə
- quellə che giustificano l’ostentazione in quanto parte di un sistema economico di cui vanno accettati pro e contro: gli influencer ostentano, ma cosa dovrebbero fare? è il loro lavoro, che ci piaccia o no! Le aziende sanno quello che fanno, evidentemente funziona. Chi promuoveva e pubblicizzava c’è sempre stato. Una visione un po’ cinica, a mio parere, che esclude la possibilità di svolgere in modo eticamente accettabile un lavoro con una vocazione palesemente commerciale
- quellə che dicono: se non trovo nulla di mio gusto o addirittura provo fastidio, smetto di seguire e non mi accanisco. Il che è in linea con il profilo della mia community, in generale pacifico e abbastanza maturo
Tuttavia, se “accetta la realtà per quello che è” e “smetti di seguire” sono validissimi consigli per preservare la propria salute mentale, secondo me rimangono risposte individualistiche a un problema che invece è sistemico. In entrambi i casi, si ribalta sul singolo la responsabilità di proteggersi: devi fartene una ragione oppure sviluppare una strategia di evitamento. Stai male? Cazzi tuoi! Segui qualcun altro o cancella l’app. Quindi una legislazione che normi in modo più preciso la professione di influencer -e aggiungerei, l’intero business che vi gravita attorno- secondo me auspicabile.
Non rende un grande servizio alla causa neanche chi decide di avere una reazione più emotiva e rabbiosa, scegliendo specifici profili e trasformandoli nel parafulmine di frustrazione e antipatie ad personam (vedi il caso di strutture turistiche bersagliate da messaggi e commenti negativi). Sono scelte che secondo me non vanno mai al fondo del problema.
La mia impressione è che la disuguaglianza sociale (lo smantellamento dei servizi di base, l’aumenti del costo delle vita e l’impoverimento generale della classe media) rendano inaccettabile agli occhi dei più che ci siano persone che conducono una vita basata su un consumismo così sfrenato, un benessere così immeritato.
E il fondo del problema è che sempre più gente vive male, infelice, povera, sola: vive male a Torino, a Bologna, a Salerno e a Crotone. Vive male a Gaza, a Detroit, a Kiev. E nonostante siamo avvezzi a tollerare una certa soglia di disuguaglianza -che è fisiologica all’interno del nostro sistema politico ed economico- questa tolleranza sta venendo meno.
FRASE ORIGINALE CHE LASCIO PER COMPLETEZZA
È uno scenario che mi preoccupa molto , perché è su questo risentimento serpeggiante che nascono i totalitarismi (anche le rivoluzioni, ma è più difficile).
FRASE ESPANSA A BENEFICIO DI CHI SOSTIENE CHE L’ORIGINALE FOSSE POCO CHIARA
La maggior parte dei totalitarismi del XX secolo si è sviluppata all’interno di un sistema economico caratterizzato da grande disuguaglianza e conseguente risentimento, di cui dittatori e partiti politici hanno ampiamente approfittato per condurre le campagne politiche che li hanno condotti al potere. Il livello di disuguaglianza e risentimento serpeggiante che avverto nel nostro Paese mi sembra un prodromo preoccupante -indipendentemente che ne siano oggetto/parafulmine/simbolo gli influencer -. E non lo dico perché io appartengo in modo collaterale a questo business e ho timore di perdere il mio privilegio ma perché ho a cuore la situazione economico-sociale del Paese in vivo e cresco mio figlio. Spero di avere esplicitato meglio il mio pensiero.

Maria
Vero Valeria, probabilmente un altro aspetto che crea frustrazione è questo: avere o no la possibilità di farlo. “Ma perché lui/lei può farlo e io no?”
gynepraio
Sicuro, anche se questa “mancata possibilità” tocca tutti in modo diverso. Ad esempio, a me, pensando a ciò che mi ha triggerato maggiormente negli non viene in mente “vedere gli altri viaggiare verso mete principesche” quanto “concedersi tempo libero senza i figli”.
Paola
Ciao.
Però la rivoluzione francese nasce dal divario e ostentazione. Sicuramente non è colpa di nessuno ma credo che, soprattutto dove le opportunità di tutti i tipi scarseggiano il risentimento sociale sia maggiore e genera frustrazione.
Ben vengano i creator che a fianco ai contenuti promozionali pubblichino informazioni utili e di intrattenimento divulgazionale ma se il rapporto è unilaterale non viene più accettato.
gynepraio
La vedo come te. Penso che non saremmo così infastiditi dal benessere degli influencer se godessimo tutti di una qualità della vita migliore. Non che l’ostentazione sia giusta o vada incoraggiata, ma sarebbe semplicemente più sopportabile.